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PAPA/ Si può capire quanto sta accadendo senza il "principe" di questo mondo?

Benedetto XVI (InfoPhoto) Benedetto XVI (InfoPhoto)

All’indomani dell’attentato a Giovanni Paolo II, dalle colonne del Corriere della Sera Giovanni Testori se ne assunse la responsabilità. Nell’immediata e terribile incertezza sulla sopravvivenza del Papa, egli chiese perdono in un memorabile articolo colmo di struggente e lucida umanità: “Signore, Tu che conosci tutto di noi, la nostra infinita cenere e la nostra infinita miseria, ma anche il nostro infinito bisogno e la nostra infinita sete di carità, di speranza, di giustizia e di amore, perdonaci se oggi chi Ti rappresenta qui, su questa terra tragica e disperata, per mano d’uno di noi ma per colpa di tutti (e lì, nella prima fila, mi colloco io che Ti chiamo, che t’invoco e Ti supplico); perdonaci se lui per colpa della nostra totale inadempienza alla Tua parola, risale, come Te, la via della croce; come Te viene colpito, insultato, ferito, abbattuto”. E così continuava: “Mentre la sera sta scendendo su questo giorno di dolore e di martirio, mentre il mio cuore piange […], non intendo incolpare nessuno, ma solo me stesso, le mie continue, turpi omissioni, il mio continuo preferire l’egoismo alla carità, l’orgoglio all’amore”. E infine terminava: “È del Tuo perdono che la nostra Terra ha bisogno. Lascia che scenda, come sempre, anzi ancora più di sempre, dal Tuo cuore dolcissimo. Stasera, qui ti promettiamo tutti d’essere meno indegni di Te e del Tuo amore”.

Del pari, in una delle più grandi opere teatrali del 900, L’annunzio a Maria di Paul Claudel, un dramma sull’amore ambientato in un Medioevo convenzionale, l’anziano padre della protagonista dimostra un’analoga consapevolezza. Non riuscendo a reggere le divisioni che attanagliano il regno di Francia e la Chiesa, egli prende la grande decisione, quella di andare in Terra Santa per implorare sul Sepolcro di Cristo che ritorni l’unità nel popolo, con un Re e un Papa. Come commentava Giussani, egli “ha la percezione che la gratuità si affossi e decide di andare a morire, abbandonando la moglie, le figlie, i terreni”.

È in una tale consapevolezza, per concludere, che si sta compiendo il drammatico dialogo di questi giorni fra Benedetto XVI e i fedeli che vanno ad ascoltarlo. Un dialogo dove il dolore e la commozione per la rinuncia del ministero papale è continuamente proiettato sulla roccia del soglio di Pietro, nella certezza che il Signore non abbandona la Sua Chiesa. Si tratta, tuttavia, di una certezza drammatica, perché conseguente all’iniziativa di Dio e alla libertà di ciascuno. Ecco perché è di grande consolazione il saluto finale reso dal Papa: “Speriamo che il Signore ci aiuti. Io, ritirato con la mia preghiera, sarò sempre con voi, e insieme andiamo avanti con il Signore, nella certezza: Vince il Signore!”.

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