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PAPA/ A chi giova parlare di lobby gay alla vigilia del conclave?

Ieri, con parole di singolare durezza, la Segreteria di Stato ha condannato in un comunicato ogni tentativo di interferire, con notizie false, sull’esito del Conclave. CRISTIANA CARICATO

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C’è una chiesa vera. E una di carta. E questo è un fatto da cui non si può scantonare. C’è un collegio di cardinali, ossatura del popolo di Dio che si riconosce corpo mistico di Cristo, chiamato al gravoso, impegnativo, terribile, vertiginoso compito di “selezionare” il 266esimo successore dell’apostolo Pietro, Vescovo di Roma, Romano Pontefice. E c’è un manipolo di berette rosse, ridotte a burattini senz’anima né cuore, sbeffeggiate da titoli ad effetto, foto ammiccanti, e occhielli fantasiosi, che nel migliore dei casi sono protagoniste di una soap da Bollywood se non di un feuilleton popolarissimo dalle stigmate anticlericali o di una saga moderna tutta sesso, soldi e potere. 

E anche questo è un fatto. C’è la verità vera. E quella costruita con articolati e tendenziosi teoremi. C’è chi crede nello Spirito Santo. E chi solo nelle logiche da pallottoliere. C’è chi ha fede. E chi no. E potremmo continuare all’infinito se non fosse che oggi la Santa Sede ha detto basta. Un comunicato della Segreteria di Stato di inusitata durezza rivendica quella libertà che ha fatto grande la Chiesa, l’unica per cui si lotta, si grida e, come in questo caso, si bacchettano piccole e grandi firme, giganti e pulci dell’informazione. La nota recita solennemente “La libertà del Collegio Cardinalizio, al quale spetta di provvedere, a norma del diritto, all’elezione del Romano Pontefice, è sempre stata strenuamente difesa dalla Santa Sede, quale garanzia di una scelta che fosse basata su valutazioni rivolte unicamente al bene della Chiesa”. 

Un avvertimento, quasi una minaccia. Dal tono polverosamente giuridico e anche un po’ pomposo se non fosse che nasce da un’abitudine, maturata nella storia, a diffidare dagli attacchi insinuanti e improvvidi, portati avanti da mani sconosciute. Perché se il riferimento, leggendo le poche righe rilasciate, è chiaro, non altrettanto il destinatario finale dell’altolà. Cosa abbia messo in allerta i palazzi Vaticani e le coscienze cardinalizie è evidente: il turbinio di congetture, supposizioni, ricostruzioni fantasiose e analisi improbabili che da mesi, ma dall’11 febbraio con determinata insistenza, hanno sporcato pagine di giornali, qualche notiziario e le corrispondenze di certi inviati. Una pressione “mediatica” esercitata sugli elettori e sullo stesso collegio, allo scopo di “condizionarne le decisioni, piegandole a logiche di tipo politico o mondano”. 

Il comunicato rispolvera la storia appunto. Siamo lontani dai giorni del conclave del 1903, quando il povero cardinal Rampolla si vide sbarrare il gradino per il soglio dal veto dell’imperatore austro-ungarico, niente di meno che con “un’ingiunzione formale contro lo Spirito Santo”, ius exclusivae dei sovrani cattolici.


COMMENTI
24/02/2013 - Anticlericalismo (Paolo Azzone)

L'anticlericalismo mostra ancora una volta la sua faccia autoritaria. Forse il risultato elettorale fa paura a ai paladini dell'ateismo di stato.