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Cronaca

ULTIMA UDIENZA/ Benedetto e quella umanità esaltata dalla Chiesa

Piazza San Pietro e il sole citato dal Papa (InfoPhoto)Piazza San Pietro e il sole citato dal Papa (InfoPhoto)

Ma quella che consegna oggi è una barca sicura, la cui affidabilità nasce dalla certezza che appartiene a qualcun Altro. “Ho sempre saputo che la barca della Chiesa non è mia, non è nostra, ma è sua. E il Signore non la lascia affondare”.

Dovremo leggere e rileggere. E poi ancora sillabare questa ultima catechesi di Benedetto XVI, perché inchioda ad ogni passaggio. Come quando ha invitato alla gioia cristiana, all’abbandono fiducioso e infantile in Dio, a recitare le parole semplici del Ti adoro, quella preghiera semplice e popolare. Un'altra stretta al cuore. Almeno per me, inondata dalla tenerezza con cui i miei nipotini la recitano mattina e sera. Ecco, in quel momento la voce di Benedetto ha preso il ritmo fanciullesco di generazioni di cristiani: «Ti adoro, mio Dio, e ti amo con tutto il cuore. Ti ringrazio di avermi creato, fatto cristiano…». Tradiva la contentezza e la fede. La letizia di un uomo che non è mai stato solo. Perché questo l’ha gridato. “Sì, il Papa non è mai solo”. Appartiene a tutti, potenti e umili del mondo, ma soprattutto appartiene a Cristo e alla sua Chiesa, viva più che mai.

Anche se da domani Benedetto XVI lascerà le chiavi ad un altro, si chiuderà il portone del palazzo apostolico alle spalle, per vivere i suoi ultimi anni inginocchio, apparterrà alla Chiesa per sempre. Già, il “per sempre”. Il “per sempre” – ha spiegato con serena consapevolezza - lo incolla alla Croce, da cui non è mai sceso e mai scenderà. Perché dovrebbe farlo ora che è più vicino al suo Signore Crocifisso? E’ la sua bellissima, inevitabile, giusta e responsabile scelta. A noi, oggi, non resta che ignorare il cuore stritolato e bere le lacrime, sperando di possedere, un giorno, la sua stessa fede.

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