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ULTIMA UDIENZA/ Benedetto e quella umanità esaltata dalla Chiesa

Benedetto XVI, nella sua ultima udienza come Pontefice, ha dimostrato ancora una volta come la Chiesa e la Fede esaltino l'umanità. CRISTIANA CARICATO racconta questa intensa esperienza

Piazza San Pietro e il sole citato dal Papa (InfoPhoto) Piazza San Pietro e il sole citato dal Papa (InfoPhoto)

La prima cosa che ha notato dopo essere scivolato fuori dall’abbraccio della folla è stato il sole. Ed è stata la prima pinzata al cuore. Perché un uomo che nel volteggiare della storia, quando ha mezzo mondo che lo scruta e il restante ancora imbambolato per il suo addio, migliaia di anime pronte a non perdersi un suo respiro o un balbettio e altre disposte ad accettare l’ultima lezione, un uomo, dico, che si ferma e guarda il cielo, beh è un uomo che mostra una libertà senza confini.

Tutti aspettavano da ore, in cammino dall’alba, affastellati lungo le transenne, attrezzati per il gelo romano e i disagi dell’evento, oppure aggrappati ai trabattelli con telecamere, monitor e spot d’ogni genere. Tutti erano lì, per lui. E Benedetto XVI nella sua ultima udienza pubblica, dopo essersi perso nella distesa infinita di umano che arrivava a lambire il Tevere, ha alzato gli occhi e scoperto la bellezza del sole. E ha detto “Grazie”. Grazie al Creatore per il sole in inverno. Era dentro la storia, affacciato su un pontificato ormai alle spalle, ma nonostante tutto, e prima di tutto, era, profondamente e completamente, nel “presente di Dio”.

E lì mi sono resa conto che lo strappo c’era già stato. Il Papa era già nella condizione del monaco, nel tempo della preghiera che raccoglie ogni essere, ogni stato, ogni cosa, per portarla in Dio. Eppure prima del nascondimento doveva ancora parlare, spiegare, prendere per mano, per l’ultima volta, quella folla. E lo ha fatto nel modo più bello, portandola nello spazio della sua coscienza, nell’intimità del suo rapporto con il Signore, dentro quel dialogo iniziato da bambino, ma diventato serrato dal 19 aprile di otto anni fa. Prima la domanda sotto gli affreschi di Michelangelo, prima di pronunciare un “Sì” faticoso nella vecchiaia: “Perché mi chiedi questo?”. La risposta va cercata nelle stagioni difficilissime attraversate dalla Chiesa, in un pontificato iniziato con “la piccola barca del pensiero di molti cristiani” agitata dalle onde dei vari “ismi”, “gettata da un estremo all’altro” come ebbe a dire l’allora card. Ratzinger celebrando la missa pro eligendo Romano Pontifice. Ma anche nella sintesi offerta oggi dal Papa dimissionario, di un cammino che ha avuto momenti di gioia e di luce, ma anche passaggi oscuri.

Anche “l’umile operaio nella vigna del Signore” ha conosciuto la perigliosità del mare. Si è sentito come Pietro con gli apostoli nella barca sul lago di Galilea: “Il Signore ci ha donato tanti giorni di sole e di brezza leggera, giorni in cui la pesca è stata abbondante; vi sono stati anche momenti in cui le acque erano agitate ed il vento contrario, come in tutta la storia della Chiesa, e il Signore sembrava dormire”.