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IL CASO/ Cristina Acquistapace: essere nata "down" non ha tolto nulla alla mia libertà

Rifiutata la cittadinanza italiana a un giovane down perché ritenuto non in grado di intendere e di volere. La testimonianza di CRISTINA ACQUISTAPACE, down e suora laica

Cristina Acquistapace (InfoPhoto) Cristina Acquistapace (InfoPhoto)

Essere down in questa società è sempre più difficile. Spesso, anzi purtroppo quasi sempre, grazie alle analisi prenatali tante mamme che scoprono di aspettare un figlio down decidono di abortire. Recente ad esempio è il caso dell'Università La Sapienza di Roma, condannata per non aver detto a una mamma che la figlia che aspettava aveva questa sindrome: è stato chiesto un risarcimento morale per aver causato "la sofferenza di avere un figlio handicappato". Ma anche se si riesce a nascere le difficoltà non mancano. Un altro caso recente riguarda un giovane con la sindrome di down, figlio di genitori uno italiano e l'altro straniero, che raggiunti i 18 anni di età si visto negare la cittadinanza italiana perché ritenuto non in grado di intendere e di volere.

Ci sono però persone down che testimoniano che la loro non è una vita che genera sofferenza nei genitori e che sanno intendere e volere benissimo. Ilsussidiario.net ha incontrato Cristina Acquistapace, che nel 2006 a 33 anni di età è entrata nell'ordine consacrato Ordo Virginum: "Non è facile, per noi down e anche per i genitori accettare questa sfida. Ma la vita è una bellissima avventura che tutti devono avere il diritto di vivere".

 

Cristina, oggi essere down sembra una sfida impossibile: i casi ci testimoniano come si vuole evitare quasi a ogni costo la vostra presenza nel mondo e nella società.

Credo dì sì, è possibile che sia davvero così. Non conosco nel dettaglio il caso del ragazzo a cui non si vuole dare la cittadinanza, ma immagino che possa davvero venir giudicato non capace di intendere. 

 

Così come sono sempre più frequenti i casi di aborto quando si viene a sapere che il figlio che si aspetta è down.

Nei casi come questi, di aborto, io non giudico nessuno. Personalmente io prego per una mamma che ha il coraggio di portare a casa il bimbo, ma prego ancora di più per una mamma che dice: io non ce la faccio. Però dico una cosa: queste mamme perdono una grande occasione di mostrare al mondo intero cosa il loro bimbo è in grado di fare. La vita è una bellissima avventura che tutti devono avere il diritto di vivere.

 

Importante è che i genitori siano disponibili ad accogliere il nascituro, a prescindere dalle sue condizioni. Come hanno fatto con lei.

I miei genitori hanno avuto qualche difficoltà all'inizio, come succede a tutti i genitori giovani. Mia mamma quando sono nata io aveva solo 22 anni. Trovarsi di fronte una bambina con questo problema non è stato certo facile.

 

Però c'è stato un sì da parte loro, che ha reso possibile tutto quanto.

Sì, all'inizio è stato dura affrontare una situazione in salita però alla fine hanno accolto fino in fondo questa sfida.

 

Quanto ha giocato la fede cristiana?