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IL CASO/ Figini: i cattivi genitori in tribunale? Un dramma che ci chiede il senso dell'essere padri

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Recentemente ho vissuto una esperienza molto significativa. E' stato durante un incontro con il padre naturale e il padre affidatario, dunque due figure paterne davanti al ragazzo; sono incontri dove permane sempre un certo imbarazzo perché c'è sempre un conflitto di lealtà, il giovane non vuol tradire nessuno dei due. In questa situazione il padre naturale, rivolgendosi al figlio in mia presenza, gli ha detto di come lo considerava fortunato ad aver incontrato un uomo che aveva assunto la paternità che lui non era stato in grado di esprimere. Sono felice e sereno, ha detto, perché tu puoi crescere in un luogo dove la paternità che io non saprei esercitare viene invece esercitata. 

 

Una dichiarazione molto forte e molto bella. 

Una dichiarazione che ha dell'inverosimile nella sua grandezza. Ci sono invece rapporti con genitori naturali dove il figlio è spaccato in due perché gli adulti continuano a proporre un cliché di vita opposto a quello che noi cerchiamo di presentare facendo venir fuori valori e senso della vita.

 

Tornando al caso dei genitori condannati, può lo Stato definire se una educazione è buona o cattiva?

Lo Stato prima di dire una cosa del genere si deve affidare a tutti gli strumenti a disposizione, valutare il caso fino in fondo, e per far questo ci sono professionisti che possono valutare se il genitore è idoneo o no. E' un lavoro molto delicato ma ci sono professionisti in grado di farlo. Direi però che prima di sparare sentenze sui giornali, una cosa sempre molto brutta che produce solo disperazione, dobbiamo rimboccarci tutti le maniche e metterci al lavoro. Si parla sempre di scandali e mai di cose belle. Cerchiamo piuttosto di diventare uomini e padri autorevoli, educatori veri. Un figlio ha bisogno di messaggi chiari, di argini, di adulti che creino le giuste barriere, non di adulti che per strappare l'affetto dei figli si mettano al loro livello. Questo è il disastro educativo di oggi, l'assenza di una vera paternità, che vuol dire autorevolezza e amore perché si guarda al destino del figlio.

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