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PAPA/ Benedetto XVI e Napolitano a colloquio: Stato e Chiesa collaborano al bene comune

Pubblicazione:martedì 5 febbraio 2013

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Il Papa e il capo dello Stato si sono incontrati, ieri, in occasione dell’84esimo anniversario della stipula dei Patti lateranensi. Poco prima del concerto offerto al Papa dall’ambasciata d’Italia presso il Vaticano, Benedetto XVI e Napolitano hanno avuto un colloquio di circa 20 minuti in una delle salette attigue all’Aula Paolo VI. Un incontro che, come ha riportato una nota della Sala stampa vaticana, è stato «particolarmente intenso, nel contesto dell'avvicinarsi al compimento del settennio presidenziale, caratterizzato, come è noto, dalla grande stima reciproca e dai sempre cordialissimi incontri fra i due illustri interlocutori». Il presidente della Repubblica, in particolare, si è detto convinto di come stia proseguendo, tra lo Stato e la Chiesa, nel rispetto della separazione tra sfera politica e religiosa, una «serena e fiduciosa cooperazione al servizio del bene comune». Il Papa, dal canto suo, ha espresso interesse e partecipazione rispetto agli appuntamenti che attendono il popolo italiano. I due hanno, inoltre, discusso delle principali vicende che animano lo scacchiere internazionale manifestando, in particolare, la propria preoccupazione per la situazione decisamente instabile di alcune aree del mondo, quali l’Africa o il medioriente. Di fronte alla platea presente in Aula Paolo VI per ascoltare il concerto, Napolitano, si è detto convinto del fatto che il richiamo agli accordi che regolano i rapporti tra Stato e Chiesa abbia rappresentato l’occasione per «misurare la lunga strada percorsa». Al di là dl contesto, il capo dello Stato, visibilmente commosso, ha fatto presente che «anche altro, e ben di più, mi dice la memoria dei nostri incontri e colloqui, in molteplici occasioni, nel corso di questi sette difficili anni, difficili non solo per il mio Paese in un mondo sempre più interdipendente». In particolare, ha parlato del dialogo intrattenuto nel corso del suo settennato: «sull'Italia, sull'Europa, sulla pace e sulla stessa politica intesa come dimensione essenziale dell'agire umano, sulle radici ideali e morali dell'impegno politico. Continueremo come italiani, in qualunque posizione, a prestare attenzione ai suoi messaggi, a trarne motivo di riflessione e di fiducia».


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