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EFFETTI SPECIALI/ Dal fantasy all'horror, una “evasione” per cercare se stessi e la realtà

Pubblicazione:mercoledì 6 febbraio 2013

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La Gran Bretagna è una di queste, ha dato autori come Wells, Wyndham, Fleming, Doyle e serie televisive come UFO, The Persuaders, The Professional, The Avengers, Doctor Who, che prosegue da quarant’anni, i Sopravvissuti che è certamente tra le fonti d’ispirazione di pellicole come 28 giorni dopo, fino al Sandman di Neil Gaiman. E sicuramente gli Stati Uniti, da Howard a Bradbury a Gibson, i due Burroughs: Edgar Rice e William S. fino alla saga di Guerre Stellari scritta e diretta da  Lucas, personaggi mitici come Zorro, Phantom,  Flash Gordon, Tarzan, serie televisive come lo Star Trek di Gene Rodenberry, o Mission:Impossible. Eroi nati alla radio come Green Hornet e The Shadow,  l’immaginario supereroistico da Batman a Uomo Ragno e gli altri personaggi Marvel e DC fino ai Transformer e Ben Ten. Sono queste le nazioni che hanno sviluppato nel tempo il genere d'evasione, insieme alla Francia, da Verne a Moebius passando per Luc Besson. Poi ci sono le scuole sudamericane, penso all’Eternauta e le altre europee come quella belga che ha dato i natali a personaggi come Tin Tin. Anche in Italia abbiamo avuto una tradizione forte.

In quali casi?

Pensiamo a casi come Dick Fulmine e  Rebo in Saturno contro la terra del grande Cesare Zavattini, a conferma che non esiste arte qualitativamente alta e bassa. O casi editoriali come Dylan Dog. Purtroppo, salvo casi rarissimi, i nostri autori hanno guardato più a suggestioni esterofile che non ad imporre eroi e storie più somiglianti a noi. Va anche detto che gran parte degli esperimenti sono stati terrificanti, si pensi al Nirvana di Salvatores.

Tali considerazioni valgono in generale?

A queste considerazioni si sottraggono rari casi come Il Coliandro televisivo dei Manetti Bros, che come lo era Dick Fulmine è un buon prodotto ed è un personaggio italiano. Fino a pochi anni fa usciva un gran bel fumetto, ESP, di Michelangelo La Neve. Era ambientato nelle catacombe di Roma. Se il fumetto in qualche modo si salva, in generale in Italia sembra che sognare sia divenuto una sorta di crimine o quanto meno un peccato mortale. Da qui la quasi totale assenza al cinema di film di genere, eppure a giudicare dal box office, il pubblico pare apprezzare molto quelli importati.

E i giapponesi?

Sono un’altra grande scuola Pur contaminandosi con taluni modelli narrativi straneri, dal western, fino allo spionaggio in stile Bond e al poliziesco all’Arsenio Lupin, hanno saputo reinventarli su quella che è la loro realtà, e parallelamente, creato un proprio personale ed identitario  universo di genere. Si pensi all’epica dei mostri preistorici  da Godzilla in poi, fino al genere robotico come Jeeg, Grendizer da noi noto come Goldrake, Gundam Daitarn III Neon Genesis Evangelion. Genere che ha vinto ovunque fino ad essere copiato dagli americani con Transformer. Pur non rinunciando ad una qualità altissima, si pensi a Capitan Harlock, Star Blazers, kyashan, Lupin III, i giapponesi hanno saputo anche creare un’industria sui loro prodotti, spesso pensati appositamente come grande traino per le vendite di giocattoli. Qualcosa di simile ai nostri Gormiti(anche se a dire il vero il percorso è inverso, cioè dal gioco al cartone animato) e Winxs, che sono distribuiti ovunque nel mondo, peccato che in entrambi i casi si tratti sempre di personaggi non italiani, pertanto l’identificazione è fatalmente sempre con personaggi  che si chiamano Lucas Wanson, Bloom, Aisha, Brandon. Sarebbe bello riuscire a sviluppare una sincronia ancora più forte con questi paesi per approfondire questa cultura colta d'evasione.

 

(Franco Vittadini)



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