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PATTI LATERANENSI/ Lo storico: la Chiesa è ancora più "forte" dei partiti laici

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La firma dei Patti Lateranensi (Immagine d'archivio)  La firma dei Patti Lateranensi (Immagine d'archivio)

In parte sono un omaggio a un principio, più che un invito o un programma politico. E’ vero che di tanto in tanto ci sono delle frizioni, in quanto il mondo laico o addirittura quello anticlericale lamentano il peso specifico che la Chiesa continuerebbe ad avere sulla vita politica italiana. In Italia la Santa Sede ha certamente una suggestione, una credibilità e un peso maggiori che in qualsiasi altra democrazia occidentale. Ciò deriva in parte dalla storia che hanno la Chiesa in Italia e l’Italia con la Chiesa. Ma si spiega anche con il complesso d’inferiorità del sistema politico e dei partiti.

 

In che senso?

Quando la Chiesa o una qualche autorità religiosa di diverso rango fanno delle enunciazioni, inviti o prese di posizione, non costringono o influenzano più di tanto l’opinione pubblica. E’ piuttosto il timore di un ceto politico che è così debole che a ogni stormir di fronde teme il peggio ad amplificare il possibile effetto di queste prese di posizione.

 

Qual è il significato storico del fatto che a firmare i Patti Lateranensi fu Mussolini, non solo un dittatore ma anche un politico dal retaggio anti-clericale?

Mussolini si dimostrò sagace e consapevole dell’importanza politica dei Patti Lateranensi, fino ai limiti del cinismo. La sua formazione e la sua sensibilità non erano certo cattoliche, ma colse l’opportunità del fatto che nel tempo erano caduti gli ostacoli principali a una riappacificazione. Nell’Ottocento si erano fatti diversi tentativi sotterranei a livello diplomatico, ma il clima era incendiario. L’opera sapiente di Giovanni Giolitti ammorbidì le distinzioni, finché la Prima guerra mondiale saldò il rapporto tra cattolici e Italia. Il fante italiano che lottava sul Carso non poteva fingere di non essere tanto cattolico quanto italiano.

 

(Pietro Vernizzi)



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COMMENTI
06/02/2013 - non se ne può fare a meno (Claudio Baleani)

Non credo sia mai esistito un sistema giuridico o anche uno Stato che non abbia quale criterio regolatore un principio di tipo religioso. Non averne significa affidarsi a un cieco per scegliere una strada. Non so se sia vero che la Chiesa sia più forte dei partiti laici. Sicuramente è vero che è lo Stato che non può fare a meno di chiedere aiuto alla Chiesa per lo stesso motivo per il quale lo jus, quale regolazione delle forze e delle relazioni, non può che fondarsi sul fas, ovvero sull'esistente, che è radicato in una presenza invisibile, ma reale. Non si tratta di credere in cose assurde o medioevali. Si tratta di una cosa evidente a tutti. Sennò il diritto impazzisce e ci si rivolta contro.