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SANTO DEL GIORNO/ Oggi, 6 febbraio, si ricordano Paolo Miki e i Santi Martiri Giapponesi

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Durante il supplizio i ventisei cattolici si distinsero per la forza incrollabile della loro fede e per una straordinaria dignità morale, colpendo profondamente la gente presente. In particolare, Antonio, Tommaso e Ludovico - i tre fanciulli - intonarono fino alla morte salmi di lode al Signore. Inoltre, emerse in tutta la sua grandezza spirituale la figura del gesuita Paolo Miki, un giapponese che, battezzato all’età di cinque anni, entrò a soli ventidue anni nella Compagnia di Gesù, dimostrando nel tempo un intenso zelo missionario e religioso. Paolo predicò ininterrottamente sulla croce fino alla fine, dando il suo perdono ai carnefici e ripetendo, in latino, alcune delle parole pronunciate da Cristo crocefisso.

Non mancarono prodigi ed eventi miracolosi sia durante il supplizio dei Martiri Giapponesi che dopo la loro morte. Infatti, una donna muta toccando la croce di Pedro Bautista, appartenente all’ordine dei Frati Minori, rincominciò a parlare e la figura del santo venne vista, passati molti giorni dalla morte, da vari testimoni. Inoltre, i corpi di tutti i martiri per più di sessanta giorni dalla morte vennero risparmiati dagli animali, emettendo un soave profumo.

I Santi Martiri Giapponesi vennero beatificati da papa Urbano VIII il 14 settembre 1627 e canonizzati da papa Pio IX l’8 giugno 1862. Fu fissato come loro giorno liturgico il 6 e non il 5 febbraio, giorno del martirio. In tutto il mondo cattolico i Martiri Giapponesi sono oggetto di un duraturo culto, in particolare, pensando all’Italia, presso la Chiesa dei Santi Martiri Giapponesi di Civitavecchia, eretta nella località laziale nel 1864.

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