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Cronaca

PAPA/ Perché Dio permette la tentazione del serpente?

Benedetto XVI (Infophoto)Benedetto XVI (Infophoto)

Ma a venire incontro alla mia esigenza di chiarezza sul rapporto tra zuccheri e asprezze, nella vita quotidiana, è stata un’altra immagine, decisamente inquietante, evocata da Ratzinger nella sua lezione. Il serpente. A me ha sempre provocato un disgustato terrore, una repulsione naturale per quella melliflua capacità di insidiare, per il subdolo tranello teso a quei brocchi di Adamo ed Eva con l’affare della mela. Però Benedetto XVI mi ha svelato un lato della vicenda a cui confesso non avevo mai pensato: il serpente, secondo il Papa, invitando a mangiare il frutto del Bene e del Male, non solo incoraggia a rompere l’alleanza con Dio, ma insinua, il viscido, che l’amicizia con il Signore sia una catena che lega, che priva della libertà. Insomma mette in discussione il vero, immenso, primo dono di Dio. 

La tentazione che affascina, continua il pontefice, è quella di costruirsi il mondo da soli, di rifiutare il limiti dell’essere creatura, di vedere nella dipendenza da Dio un peso di cui liberarsi. Cosa c’entra questo con il conteggio delle calorie nella nostra vita? Il problema non è quanti cioccolatini arrivano o quanti bocconi amari bisogna ingurgitare, ma il fatto che siamo in relazione con Colui che è l’origine e la consistenza di ogni nostra molecola. Una relazione in cui possiamo decidere di assagiare o meno la sua bontà.

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COMMENTI
10/02/2013 - il serpente (luisella martin)

La cosa difficile é capire perché Dio permette il male, ma ancora più difficile é capire cosa é male. Così l'uomo lo ha raffigurato fuori da sè, in un animale creato anche lui da Dio, con il cielo, la terra e l'uomo. Se poi Gesù ci chiede di imitare la prudenza del serpente, allora capire diventa un lungo cammino. Ci aiuta Sant'Agostino osservando la muta del serpente che cambia pelle rimanendo quasi immobile (passando per la porta stretta) e assumendo un aspetto nuovo (conversione) dopo aver lasciato la sua pelle decrepita per sempre (il male).