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CAOS CARCERI/ Tamburino (Dap): situazione insostenibile, ci vuole una "valvola di sicurezza"

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Quella del sovraffollamento è certamente una delle maggiori difficoltà e rappresenta un ostacolo talmente grande che complica notevolmente gran parte delle iniziative positive che possono essere pensate. Un’altra criticità da sottolineare è senza dubbio quella del lavoro che, a differenza di altri Paesi, in Italia è assicurato a circa il 20% dei detenuti, con la conseguenza che l’80% di coloro che si trovano in carcere è in una condizione di apatia e disoccupazione, spesso involontaria. Vi sono poi gli aspetti dell’igiene e della salute che, pur essendo basilari, spesso non sono adeguati come dovrebbero.

Cosa fare quindi?

Sono dell’idea che nel sistema penitenziario italiano bisognerebbe introdurre quella che ho già avuto modo di definire “valvola di sicurezza”, da utilizzare nel momento in cui il sistema supera determinate soglie di difficoltà e crisi.

Cosa intende?

In altri sistemi, sia pure in casi estremi, si è fatto ricorso al differimento dell’esecuzione delle sentenze, una sorta di “lista di attesa”. Credo però che si tratti di un sistema molto più complicato che può dar luogo a delle forti disparità di trattamento, mentre vedrei bene un sistema penitenziario che, come dicevo, in qualche modo aprisse questa valvola di sicurezza e quindi aumentasse, ad esempio, la liberazione anticipata, seppur se per periodi determinati, in modo da abbreviare la durata della pena, ovviamente per chi lo merita.

Possiamo immaginare altre soluzioni?

Senza dubbio vi sono le misure alternative al carcere, di cui abbiamo visto qualche tempo fa una proposta governativa del ministro Severino poi approvata in larga maggioranza alla Camera ma non votata al Senato. Anche le misure alternative servono e possono rappresentare uno strumento efficace, in una logica che però non deve fermarsi alla mera deflazione carceraria ma che deve appunto immaginare sanzioni differenti dal carcere. Vorrei però sottolineare ancora una volta l’importanza del lavoro per i detenuti, che deve essere serio, effettivo, sociale e soprattutto produttivo, non solo di carattere assistenzialistico.

 

(Claudio Perlini)



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