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IL CASO/ Omologati e perfetti, ma senza futuro: la vera tragedia dei bambini

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Si scatena allora il dramma della generazione degli “enfant-roi” cioè dei bambini divinizzati ed esaltati in famiglia, pieni di giocattoli ma senza la presenza vera dei genitori, cui tutto e permesso e che poi si trasformeranno in adulti tiranni (vedi il bel libro di Didier Pleux De l'adulte roi à l'adulte tyran, Editions Odile Jacob), o in adulti depressi perché scopriranno tutto insieme che non sono loro i centro dell’universo. E si scatena il dramma della generazione che vive la sindrome del sopravissuto, in un mondo in cui i bambini sono sempre più soli (vedi l’altro bel libro dello psichiatra francese Benoit Bayle L’embryion sur le divan).

E’ inutile: questa generazione di adulti ha così paura della vita che non accetta l’idea che ci sia qualcuno - i bambini ma non solo - che per vivere ha bisogno degli altri, qualcuno per definizione imperfetto, perturbatore, rompiscatole, come è ogni bambino, e lo accetta solo se si maschera da piccolo adulto, piccolo consumatore, piccolo tiranno: oggigiorno in un’inversione di ruoli noi “chiediamo ai bambini di occuparsi di noi. Che siano adulti subito” scrive l’autore; “rendiamo le loro fantasie prevedibili per stabilirne con esattezza il confine. Sorvegliamo i loro desideri per prevenire ogni trasgressione sul nascere”. Come uscire da questa ondata di attentati ai diritti dell’infanzia, dalle mani di questo orco onnivoro, in cui i bambini sono “erotizzati ed ambigui, sazi ed egoisti”, proprio come vorremmo essere noi cresciuti a forza di usa e getta, di tv spazzatura, di sesso spiattellato in tv 24 ore su 24? Come uscire da questo vortice se il figlio ormai è diventato un “prodotto” (del concepimento), una “scelta” (responsabile), un “regalo” (che ci si fa dopo che si è fatto tutto il resto)?

Già, perché il punto è qui: il figlio è diventato un oggetto tra gli altri; ma non sarebbe l’ora di uscire da certa retorica che se un tempo deresponsabilizzava la gravidanza con padri-padroni e mamme frustrate, ora ha trasformato i figli in prodotti-scelte-regali, cioè in piccoli giocattoli invece che in quei grandi magnifici rompiscatole terribili ma affettuosi, costosi ma irrinunciabili, carini ma esasperanti che in realtà sono? Siamo in una società a parole liberale, ma che in realtà non permette a nessuno di uscire dalle regole, e forse per questo non si fanno più bambini, e non solo perché costano: perché sono per definizione senza regole, mentre noi al di fuori di quello che già abbiamo deciso non concepiamo (è proprio il caso di dire) nulla. 


COMMENTI
01/03/2013 - omologati (maria gonano)

Verrà rappresentato al teatro Litta di Milano a partire dal 13 marzo lo spettacolo Piccolo Uovo, indirizzato a bambini da 3 a 6 anni, pubblicizzato nelle scuole. Alla prima rappresentazione ci saranno 180 bambini. Basta guardare la locandina per rendersi conto di come si sfasciano le famiglie e i bambini. Maria Gonano

 
01/03/2013 - Ben detto (Anna Alemani)

Nessuno lo ha mai descritto con tanta precisione: l'accanimento contro i bambini è il principio dell' odio verso tutto ciò che disturba perché è diverso. il ribrezzo per il rapporto con un qualunque tipo di altro. il fatto è che se facciamo fuori i bambini siamo proprio alla fine del loop...