BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

THYSSEN & ILVA/ L’operaio sopravvissuto: i miei colleghi morirono senza colpa, ai giudici non interessa...

Pubblicazione:venerdì 1 marzo 2013

Infophoto Infophoto

E’ vero. Anch’io facevo parte di quel gruppo. Anch’io andai a spegnere l’incendio. E, se le misure di sicurezza fossero state adeguate, i miei colleghi non sarebbero morti. Si figuri che quella notte l’estintore che utilizzai non funzionò. Era scarico.

 

Perché andaste a spegnere l’incendio?

Per abitudine.

 

Questo non è normale.

Certo che non lo è. Ma l’abitudine era determinata, in primo luogo, dalla nostra affezione al posto di lavoro (peccato che non sapevamo di difendere qualcosa che neanche era più nostro: la Thyssen stava, infatti, trasferendo gli impianti da Torino a Termini). Ma all’affezione si aggiunge il fatto che si trattava di una prassi sbagliata, indotta dall’azienda, che riteneva normale  che le prime operazioni fossero condotte da operai ai quali non era stato fatto neppure seguire un corso antincendio. Già in altri casi, infatti, eravamo stati noi a spegnere gli incendi che, di tanto intanto, si sviluppavano all’interno dei cantieri. Anche quella volta, sembrava un focolaio come tanti altri. 

 

E invece?

E invece esplose un flessibile che iniziò a spandere olio ovunque. L’olio, assieme alle fiamme, scatenò l’inferno. E noi non eravamo nelle condizioni di gestire una situazione del genere.

 

I suoi colleghi morirono, lei si salvò. Cosa accadde in quegli istanti?

Io riportai delle ustioni di secondo grado sulla fronte. Ricordo che nel momento in cui ancora stavo cercando di fare qualcosa, mi si iniziò a sciogliere l’orecchio destro. Il calore era diventato insopportabile, ma riuscii a fuggire. E se questo è quello che ho vissuto, si può soltanto immaginare quello che è accaduto ai miei colleghi. Chi ha preso la decisione in Appello, avrebbe dovuto tenerlo a mente. 

 

Ieri, all’Ilva, è morto un operaio e un altro è rimasto ferito.

Guardi, in Italia abbiamo la legislazione migliore a livello europeo. Ma non viene applicata. Si figuri che alcuni decreti attuativi non sono stati ancora emanati dopo 5 anni dalla firma di alcune leggi in materia di sicurezza.

 

Di chi è la responsabilità?


< PAG. PREC.   PAG. SUCC. >

COMMENTI
01/03/2013 - Le colpe sono dei politici, non dei giudici (Giuseppe Crippa)

La rabbia dei parenti delle vittime è comprensibile ma anche il lavoro dei giudici va rispettato: in fondo hanno solo detto che i dirigenti non volevano direttamente uccidere gli operai (omicidio volontario con dolo eventuale) anche se li hanno esposti a gravissimi pericoli, commettendo quindi il reato di omicidio colposo con l’aggravante della colpa cosciente. Anche in questo caso le colpe della politica – ben descritte dall’intervistato – sono ben più gravi di quelle della magistratura.