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MATRIMONIO/ Perchè in Italia tante leggi "contro"?

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Che l’istituzione del matrimonio non se la passi bene, è ormai cosa nota. A dimostrarlo sono innanzitutto i numeri: 40mila nozze in meno in soli tre anni e 12 milioni di italiani (circa il 20% della popolazione) che, tra single e conviventi, vivono ormai al di fuori della famiglia tradizionale. Questa l’analisi di Antonio Polito nell’editoriale pubblicato questa domenica sul Corriere della Sera. Quello che il giornalista però intende mettere in evidenza è “la pletora di leggi e regolamenti che in Italia disincentivano a sposarsi”. Ad esempio, come raccontato in passato proprio dal quotidiano di via Solferino, “l'università di Genova ha emesso una circolare che proibisce di assumere docenti sposati con altri docenti che già insegnano nell'ateneo”, scrive Polito. L’obiettivo del Senato accademico è quello di contrastare “il diffusissimo fenomeno del nepotismo baronale”. L’editorialista del Corriere però fa notare: “Il nepotismo è subdolo e si insinua anche nelle coppie di fatto, nelle coppie clandestine, nelle coppie omosessuali. Ma siccome tutte queste forme di relazione non sono disciplinate dalla legge, come si fa a inserirle in un divieto? Ecco così il paradosso: un aspirante ricercatore dell'Università di Genova in amore con un collega farà dunque bene a non impalmare o farsi impalmare intra moenia”. Polito spiega quindi che chi ha già fatto una volta l'esperienza del matrimonio è di fatto sconsigliato dal riprovarci: “Non solo dal comprensibile timore di un nuovo insuccesso, ma anche dalla rigidità delle norme che regolano sia le separazioni sia i divorzi”. Procedimenti infiniti, giuridici e burocratici, e “anche quando finalmente arriva la sentenza di divorzio, risposarsi può essere economicamente costoso per il coniuge (più spesso la donna) che riceve un assegno di mantenimento, perché così lo perderebbe”. Tutte queste difficoltà, come se non bastassero, hanno effetti anche sul calo delle nascite: “In condizioni così precarie – spiega ancora il giornalista - è ovviamente più difficile programmare figli. Si può anzi dire che ci sono padri separati i quali stabiliscono rapporti con le nuove compagne sulla base della condizione che esse accettino di non fare figli, perché credono di non poterselo permettere”. Esiste poi tutto il mondo dei matrimoni tra extracomunitari: “Una parte non piccola di questi sono infatti fasulli, combinati”, quindi “lo strumento giuridico è abusato, spesso con conseguenze anche sullo status della prole”. Polito arriva dunque al punto, chiedendosi se forse non sarebbe il caso di “cominciare a chiedersi se l'istituto giuridico del matrimonio, così come è regolato nel nostro diritto, non sia diventato troppo rigido per una società tanto flessibile, e se non debba essere reso anch'esso più flessibile per poter continuare ad esistere e funzionare”. Sarebbe quindi forse utile “offrire una scelta più ampia tra varie forme matrimoniali, per esempio lasciando ai coniugi di pattuire tra di loro le condizioni legali della loro unione, limitando invece gli obblighi che essa produce inevitabilmente verso la collettività. Oppure rivedendo le norme sull'asse ereditario, per consentire un uso più discrezionale del proprio patrimonio (questione non di poco conto nel passaggio generazionale delle imprese familiari). Insomma: bisognerebbe provare a salvare il matrimonio da se stesso”.



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