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Cronaca

CONCLAVE 2013/ Chi sono e da dove vengono i 115 elettori del nuovo Papa

Nessuno, al di fuori dei 115 cardinali elettori, sa cosa accadrà martedì quando il portone della Cappella Sistina si chiuderà. CRISTIANA CARICATO torna a commentare l'imminente Conclave

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Ce l’hanno sbattuta in faccia così tante volte gli schermi di questi giorni che quasi quasi verrebbe voglia di abbatterla con un ariete. La porta della Sistina chiusa è il segno, simbolico e reale, del fatto che il mondo è “non addetto”. Insomma che la faccenda tra le mura affrescate e le volte michelangiolesche è roba da porpore e Spirito Santo. Eppure l’extra omnes intriga, come pure il segreto (puntualmente violato). Di certo martedì pomeriggio, intorno alle 18.00, il maestro delle cerimonie farà il suo dovere, inquadrato con sfacciataggine, accompagnerà i battenti di legno, con una gestualità lenta e teatrale, per nascondere, con progressione enfatica, i meravigliosi colori del giudizio universale, le sagome rosse e lo spazio sacro della Sistina.

Noi rimarremo fuori, in attesa. Amen. Una ritualità secolare che dobbiamo accettare, una cerimonia che il Papa emerito ha voluto ancora più solenne con le modifiche contenute nel suo ultimo Motu Proprio, Normas Nonnullas. Perché quello che accade lì dentro non è da poco, e non è un caso che la separazione resasi indispensabile dalla storia, finisca per essere l’unica cortina contro la pressione della modernità. Certo inibiti tablet, ipod e telefonini, in fondo i 115 elettori non si troveranno poi in una situazione tanto diversa dai loro predecessori. Non proprio in clausura forzata, come i cardinali che a Perugia nel 1216 furono costretti dalla folla esasperata ad eleggere Onorio III, né tantomeno blindati nei ruderi della carceri del Septizonio, alle pendici del Palatino, sorte toccata alle 10 porpore riottose che, nel 1241, non trovavano l’accordo sul nome del successore di Gregorio IX.

Ma se oggi non c’è più un Federico II o un senato brutale e spiccio, come quello guidato da Matteo Rosso Orsini, è vero che i cardinali arrivati da tutto il mondo subiscono il fiato sul collo delle oltre 4mila firme arrivate da tutto il mondo, con le 1004 testate accreditate e le centinaia di telecamere, teleobiettivi e parabole fameliche di segreti e curiosità, ma anche il molto più comprensibile desiderio del popolo di Dio di riconoscere nell’eletto il nuovo padre della Chiesa.

Faranno in fretta assicurano. Speriamo. Intanto bisogna annotare che rispetto al conclave del 2005, quando solo due elettori avevano una qualche esperienza (di cui uno finì per diventare Papa), questa volta c’è chi potrà ostentare una qualche familiarità con i meccanismi del voto, le schede, le urne in argento, gli scrutinii serrati e le sfibranti liturgie contabili. Della pattuglia di cardinali che rappresentano la Chiesa nei 5 continenti, ben 48 sono stati creati da Giovanni Paolo II e quindi protagonisti dell’elezione di Benedetto XVI. Gli altri, maggioranza relativa, devono la porpora a Ratzinger.