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CONCLAVE 2013/ Weigel (Usa): nella Sistina c'è anche chi vorrebbe "fermare" il Vangelo

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Penso che vi sia una dinamica nel Conclave, che definirei come una questione di Vecchia Chiesa verso Nuova Chiesa, Chiesa istituzionale di mantenimento verso Chiesa per una nuova evangelizzazione.

Cosa suggeriscono il pontificato di Giovanni Paolo II e quello di Benedetto XVI, letti in un’ottica provvidenziale, ai cardinali che domani entrano nella Cappella Sistina?
Con il Vaticano II, Giovanni Paolo II e Benedetto XVI, la Chiesa ha completato la sua svolta nella Nuova Evangelizzazione, o quella che io chiamo, nel mio nuovo libro Cattolicesimo Evangelico, una Chiesa che si concepisce come una comunione di discepoli in missione. Molti dei cardinali che entreranno nella Cappella Sistina hanno capito questo cambiamento, altri non lo hanno capito, qualcuno lo ha capito e vorrebbe fermarlo. Ma il movimento «nel profondo», come dice Giovanni Paolo II nella Novo Millennio Ineunte, continuerà, perché è il solo futuro per la Chiesa cattolica. In un ambiente culturale ostile, la Chiesa deve proporre il vangelo in modo vigoroso, e viverlo in modo radicale. Entrambi questi compiti richiedono, tra le altre cose, una profonda riforma della cultura e della prassi della Curia romana.

Qual è la sfida più grande che attende il nuovo Papa? La fede, la missione, il governo della Chiesa? Crede che le Congregazioni generali abbiano realmente gettato luce su questo problema?
Dato che non prendo parte a violazioni di giuramento, come certi vaticanisti italiani, io non so cosa sia successo nelle Congregazioni generali o su che cosa sia stata gettata una luce, ma la questione essenziale per la Chiesa, oggi, è la  fondamentale domanda posta nel Vangelo: «Quando il Figlio dell’Uomo tornerà, troverà ancora la fede sulla Terra?» Se capiamo che questa domanda è prioritaria, allora diventa molto più chiara l’urgenza di un fervore missionario, di evangelizzazione, e la necessità di rimettere in sesto il governo centrale della Chiesa.

Nel suo ultimo libro (Cattolicesimo Evangelico, ndr) lei parla della necessità di una Riforma evangelica. Che cosa intende?
Intendo una riforma, un ricupero della «forma» che ha originato la Chiesa, che metta «l’amicizia con Gesù Cristo» (Benedetto XVI), che è la verità del mondo e della condizione umana (Dei Verbum e Lumen Gentium), al centro della vita di una Chiesa di discepoli missionari (Redemptoris Missio e Novo Millennio Ineunte), nutriti dalla Parola (ancora la Dei Verbum) e dal sacramento (Sacrosanctum Concilium) nel lavoro per convertire il mondo e guarire le ferite di società e culture lacerate (Gaudium et Spes).

Qual è il monito che viene al Conclave dagli scandali che hanno ferito la Chiesa negli ultimi tempi − per esempio gli scandali sessuali negli Stati Uniti degli anni 90, Vatileaks oggi in Italia? Possono condizionarlo?



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