BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

CONCLAVE 2013/ Weigel (Usa): nella Sistina c'è anche chi vorrebbe "fermare" il Vangelo

Pubblicazione: - Ultimo aggiornamento:

InfoPhoto  InfoPhoto

Ieri i cardinali convenuti a Roma per il conclave hanno celebrato messa nelle chiese di cui portano il titolo. Molte delle celebrazioni sono state presidiate da telecamere e giornalisti, nel tentativo di cogliere il gesto o la parola più rivelatori del porporato «papabile». I nomi circolano da giorni su tutti i giornali, si soppesano gli orientamenti dei principali gruppi, le loro strategie. Ma molte, troppe semplificazioni si sono lette in questi giorni: «è l’ermeneutica della vita cattolica, espressa in termini di  “progressisti/conservatori”, iniziata al Concilio Vaticano II e che ha causato da allora confusione ogni volta che si parla della Chiesa». A dirlo è George Weigel, teologo laico americano, tra i massimi interpreti del cattolicesimo contemporaneo, noto per i due monumentali studi dedicati a Giovanni Paolo II (Testimone della speranza, 1999, e La fine e l’inizio, 2010). Ecco la posta in gioco di questo Conclave secondo Weigel.

Cosa pensa del modo in cui i media hanno descritto e commentato l’incontro e il lavoro dei Cardinali dopo la rinuncia di Benedetto XVI e in occasione delle Congregazioni generali?
Nei media italiani il confine tra fatti e invenzione sembra essere diventato ancor più permeabile. Questa situazione, e la sconsiderata pubblicazione da parte de La Stampa di conversazioni trapelate dalla Congregazione generale, hanno messo la stampa italiana in cattiva luce. In generale, molte cronache sull’interregno tendono a far risaltare i soliti preconcetti sulla Chiesa e sul Papato: la Chiesa ha delle sue politiche (no, ha insegnamenti e convincimenti); queste politiche possono cambiare (vi sono molte cose che possono e devono cambiare nella Chiesa, ma non gli articoli di fede); il Papa può cambiare ciò che vuole e dovrebbe farlo per rendere la Chiesa più «moderna» (il Papa è il custode della tradizione della fede cattolica, non il suo padrone, e perché mai la Chiesa cattolica dovrebbe seguire l’esempio di quelle morenti comunità cristiane che hanno fatto proprio lo Zeitgeist moderno, il moderno spirito del tempo?). Tutto questo riflette l’ermeneutica della vita cattolica, espressa in termini di progressisti/conservatori, iniziata al Concilio Vaticano II e che ha causato da allora confusione ogni volta che si parla della Chiesa. Perché confusione? Perché queste categorie portano a prendere in considerazione solo la superficie del cattolicesimo.

E cosa pensa invece del modo in cui il Vaticano ha comunicato con l’esterno?
A mio parere è stato un grave errore la chiusura delle conferenze stampa dei cardinali americani, che rappresentavano invece una fonte di storie positive sulla Chiesa. E non riesco a capire perché padre Lombardi parli come se fosse un giornalista de L’Osservatore Romano del 1955.

Secondo le principali ricostruzioni (come quella del quotidiano Repubblica) i cardinali sono divisi in due gruppi: i «riformatori» (tra i quali i cardinali statunitensi e l’italiano Angelo Scola) in opposizione al gruppo della Curia. Che ne pensa?


  PAG. SUCC. >