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IL CASO/ Da Guastalla a Stoccarda, quei roghi che non cancellano le domande di chi resta

Tre morti e undici feriti a Guastalla: le vittime sono la moglie, la figlia e la cognata dell'ambulante proprietario del furgone saltato in aria. Il commento di PAOLA CARONNI

Immagine d'archivio (Infophoto) Immagine d'archivio (Infophoto)

In questi giorni seguiamo sgomenti un misterioso tragitto da sud a nord punteggiato da roghi dolorosi; il primo a Napoli, senza vittime ma preparato con cattiveria e premeditazione, sei o otto inneschi doppi tutt’intorno al perimetro di un fiera-museo senza paludamenti accademici, che attirava ragazzi e scolaresche, che confidava nella propria innocua intenzione di contagiare per il futuro qualche suo visitatore, di attirarlo e coinvolgerlo nella sua prospettiva di scienza vicina: e proprio per la sua leggerezza e libertà attira la vendetta di chi ha paura, non vuole cambiamenti né novità e, piuttosto che cambiare, prepara la distruzione e la vendetta durante la notte.

Poi a Guastalla, un mercato rionale del sabato, già di sua natura un luogo lontano da ogni tragedia, la piazza del paese con gli incontri obbligati, le solite chiacchiere, vicini e conoscenti con le borse della spesa, le case basse e quegli alberi ciascuno nella propria aiuola rettangolare alternati alle bancarelle del mercato, il chiacchiericcio dei passanti che arriva alle finestre dei primi piani.

E a nord, molto più su, vicino a Stoccarda, il fuoco più spaventoso, quello notturno che non ti aspetti, il più atroce, che si mangia vivi senza pietà sei fratellini e la loro mamma; con le solite domande che restano in gola, che non vengono dette; lei sola ha avuto il coraggio di non allontanarsi dai figli? Gli altri che si salvano sono quelli che scappano seguendo l’istinto di tutti, cioè quello di arretrare davanti alle fiamme e pensare prima a se stessi? E poi: ancora turchi, questi bambini, non tedeschi, ai piani alti di una casa troppo affollata, senza vie di fuga, il quartiere povero, la libreria-biblioteca turca al piano terra, sai come bruciano veloci i libri e come sembrano fatti apposta per alimentare le fiamme.

Rossana ha fatto l’università, facoltà di legge, già laureata anzi, e già praticante presso uno studio legale; si guarda bene dal dire ai suoi genitori che i suoi compiti sono per ora riordinare l’archivio e fare le fotocopie, ha già messo in conto che per un po’ è questo che tocca agli ultimi arrivati, e forse è giusto così. Sa benissimo che i soldi per pagare i suoi studi sono venuti fuori proprio da quel carrozzone attrezzato, anche quello costato un sacco, portato da suo padre in giro per i mercati della zona; i suoi si alzano da una vita alle quattro del mattino, restano fino all’una sul camion, freddo o caldo, pioggia o neve, e lei neanche sotto tortura ammetterebbe che ogni tanto è delusa, che è impiegata sotto le sue possibilità, che sta perdendo quella carica ideale, quella voglia di darsi da fare che la infervorava durante l’università, alle lezioni e nelle discussioni con i suoi colleghi.