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NUOVO PAPA (?)/ Chi è Jean-Louis Pierre Tauran, presidente del Consiglio Pontificio per il Dialogo Inter-Religioso

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Sarà lui ad annunziare al mondo, dalla loggia di San Pietro, il nome del cardinale eletto Papa e a proclamare il nome da questi prescelto come Pontefice. Ovviamente se non sarà lui il prescelto, perché quello del cardinale Jean-Louis Pierre Tauran è uno dei nomi di papabili circolati in questi giorni di pre conclave. L'onore di pronunciare la famosa frase "Habemus papam" è a lui affidato in quanto protodiacono, ovvero il cardinale di nomina più vecchia tra quelli dell'ordine dei diaconi, uno dei tre ordini in cui è suddiviso il collegio cardinalizio.

Presidente, fino alla sede vacante, del Pontificio Consiglio per il Dialogo Inter-Religioso, cardinale diacono dal titolo di Sant'Apollinare alla Terme Neroniane-Alessandrine, ha quasi 70 anni essendo nato a Bordeaux, in Francia, sul finire della seconda guerra mondiale, il 5 aprile 1943. Ordinato sacerdote il 20 settembre 1969, è chiamato a lavorare a Roma sin da subito: frequenta la Pontificia Accademia Ecclesiastica, specializzata nella formazione del personale diplomatico della Santa Sede, e la Pontificia Università Gregoriana, dove ottiene la laurea in Diritto Canonico. Nel 1989 iniza una prestigiosa carriera diplomatica: entra nella Segreteria di Stato vaticana dapprima come sottosegretario per i rapporti con le nazioni estere, quindi, dopo la consacrazione vescovile e la nomina arcivescovile - per decisione di Giovanni Paolo II, il 1° dicembre 1990 - come segretario. Nel 2003 viene nominato Archivista dell'Archivio Segreto Vaticano, vale a dire l'archivio del papa, e bibliotecario della Biblioteca vaticana.

Il 21 ottobre 2003 viene nominato cardinale, proprio mentre infuriava la guerra in Iraq, su cui prese una posizione molto decisa: definendo la possibilità di un'aggressione unilaterale un crimine contro la pace e una violazione della Convenzione di Ginevra. Inoltre, dopo la caduta del regime di Saddam Hussein, non avrà paura di affermare che i cristiani iracheni godevano di maggior sicurezza durante il regime dittatoriale, considerati i numerosi attentati e le persecuzioni nei loro confronti avvenute negli anni post conflitto.


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