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TERRORISMO/ Bignami (ex Prima linea): la radicalità della lotta armata mi ha portato a Cristo

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La morte di Semeria mi richiama a questa urgenza con una forza ancora maggiore. Oggi dobbiamo essere più radicali di ieri, eravamo più vecchi 40 anni fa e siamo più giovani ora che abbiamo i capelli bianchi. Oggi chi ha fatto questo incontro sa che ha di fronte una scelta radicale, perché non si può venire a patti con il sistema che sta distruggendo quanto resta della nostra umanità.

 

In che senso?

Il processo di alienazione e di schiavitù della specie umana è talmente accelerato, che a tutti noi è richiesta una resistenza adeguata alla sfida, e questo lo possiamo fare solo in Cristo. Occorre quindi essere più rivoluzionari di quanto lo fossimo negli anni Settanta. Ieri abbiamo scherzato, siamo stati bambini, oggi dobbiamo essere rivoluzionari adulti.

 

Quanto c’era in comune tra lei e altre figure degli anni di piombo come Semeria e Gallinari?

Non abbiamo condiviso molto, ma quanto ho detto finora è l’unico giudizio che si deve dare sulla loro morte. Penso che su questa necessaria radicalità avrei trovato un accordo sia con Semeria sia con Gallinari. Poi uno può avere fatto l’irriducibile fino all’ultimo, mentre io ho portato avanti il movimento della dissociazione politica, altri sono dovuti passare attraverso la croce del pentimento, ma la sostanza resta la stessa.

 

Nella sua vita che cosa le ha permesso di capire che la radicalità che cercava nella lotta armata trovava risposta in Cristo?

Intanto ho dovuto finire in carcere con sette ergastoli ed essere rinchiuso in una cella di isolamento, in modo tale che il volano si fermasse e io fossi costretto a sostare di fronte al qui e ora. Quando nel 1982 mi sono ritrovato nel carcere di Firenze, senza un passato e senza un futuro, non avevo più scappatoie. Questa condizione mi ha reso sensibile, pronto e con uno sguardo aperto ogni giorno alla bellezza della vita. In quella condizione riscopri i colori di un raggio di sole o la bontà di un bicchier d’acqua. E’ la ragione per cui dico sempre che non auguro a nessuno la galera ma la consiglio a tanti.

 

A quel punto che cosa è successo?

Una serie di incontri che ho avuto in carcere, in particolare con sacerdoti e suore, mi hanno portato sulla soglia del Mistero e lì l’incontro è stato travolgente. Non è stato un incontro al buio risoltosi in mezz’ora, ma una battaglia durata così a lungo che mi sono cresimato soltanto pochi mesi fa.

 

Stupisce che uno possa arrivare a Cristo attraverso la lotta armata …

Non dovrebbe stupirsene. In carcere ogni uomo che incontri è una persona nuova, la stai ad ascoltare e hai un sapere più basato sulle relazioni umane e meno astratto. Quando un panettiere, che ha sempre fatto una vita normale, mi parla della sua fede in Cristo io resto stupito. Quando invece uno è passato attraverso le mie vicissitudini ci sarebbe da stupirsi se non arrivasse a convertirsi.

 

(Pietro Vernizzi)



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