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ELISA CLAPS/ Picozzi (criminologo): Restivo pagherà, ma non sapremo mai la verità

Pubblicazione:martedì 12 marzo 2013

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Danilo Restivo è in Italia. E, a Salerno, il 20 marzo, incontrerà i giudici della Corte d’Appello che dovranno pronunciarsi circa il suo coinvolgimento nell’assassinio di Elisa Claps, la studentessa il cui cadavere è stato ritrovato dopo 17 anni dall’uccisione nel sottotetto della chiesa della Santissima Trinità di Potenza. L’uomo, in primo grado, è già stato condannato a 30 anni di reclusione per omicidio. In Inghilterra, invece, dove vive da anni, è stato condannato definitivamente a non meno di 40 anni l’omicidio di Heather Barnett, una sarta inglese. Estradato dal Regno Unito, trascorrerà il suo tempo in Italia, in cella. Le uniche ore d’aria saranno quelle in cui presenzierà al processo. Abbiamo fatto il punto sulla situazione con il criminologo Massimo Picozzi.

Pare che ci siano molti punti oscuri in questa vicenda, troppe omissioni e dimenticanze, in particolare, nel corso delle indagini

Del fatto che ci sia stata una copertura o un tentativo di insabbiamento ne è convinta la famiglia. Per il momento, non possiamo fare altro che limitarci a prendere atto del fatto che, a questa conclusione, la giustizia non è ancora arrivata. Certo, possiamo dire con un ragionevole grado di certezza che qualcuno sapesse che Elisa stava venendo spinta in quella chiesa. Ma, da qui a ipotizzare complotti e cospirazioni, ce ne passa.

Perché la chiesa in cui è stato ritrovato il corpo di Elisa non è stata perquisita in ogni centimetro quadrato?

Anzitutto, gli esami condotti sulla salma attraverso gli strumenti della botanica forense hanno evidenziato come non esista la certezza che la vittima fosse stata uccisa dove è stata rinvenuta, o se sia stato uccisa nei pressi della chiesa e portata lì poco tempo dopo. Detto questo, come è noto, a volte il miglior modo per nascondere qualcosa è metterlo in bella mostra. Per intenderci: non dimentichiamo che sepolti in una intercapedine nel garage della villetta di Domenico Belmonte, ex direttore del centro clinico del carcere napoletano di Poggioreale, furono ritrovati nel novembre 2012 i corpi di della moglie, Elisabetta Grande e della figlia Maria, scomparse nel 2004.  

Lei cosa giudica, quindi, più verosimile?

Mi pare più probabile, al massimo, immaginare l’esistenza di una serie di favori personali e di mancati accertamenti. La famiglia di Restivo avrebbe potuto conoscere qualcuno tra gli inquirenti in grado di intralciare le indagini. Resta il fatto che si tratta di una supposizione. Qui siamo obbligati a fermarci. La complicità tra la famiglia e gli inquirenti non è stata mai dimostrata.  

Cosa ne pensa di Restivo?


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