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PAPA FRANCESCO/ Sapelli: una fede sudamericana senza la teologia della liberazione

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Il soffio meraviglioso che proviene dal cristianesimo sudamericano, pieno di contrasti e di conflitti e che ha superato la passione terribile della teologia della liberazione per incarnarsi in un apostolato più libero e consapevole, quel soffio di liberazione che proviene dalle periferie sudamericane giungerà sicuramente con questo Papa fino all’Europa, al mondo e all’Occidente, divenuto ormai, come ci ha insegnato Benedetto XVI, terra di missione.

Molti attendevano un nuovo Papa che provenisse dall’Asia o dall’Africa. Lo Spirito Santo ha voluto che questo Papa venisse invece dal Sudamerica, strumento prodigioso dell’Europa scagliato tra l’Oceano Atlantico e l’Oceano Pacifico. In questo vi è un ulteriore segno provvidenziale di quella che deve essere la missione della Chiesa, quella di raccogliere tutto l’immenso patrimonio teologico accumulato dalle Chiese europee (e di cui Papa Ratzinger è stato un fantastico testimone) e di rinvigorirlo con l’apporto pastorale della Chiesa dei poveri e degli ultimi dei Paesi in via di sviluppo o in decadenza. Poi, su queste basi ed elaborando una nuova teologia all’altezza dei tempi, confrontarsi con la vera sfida che viene dall’Asia.

La vera sfida, infatti, non viene dalle religioni del Libro, il giudaismo, il cristianesimo e l’islamismo, ma proviene dall’incontro del monoteismo con l’Asia. Per questo motivo la nomina di Francesco rappresenta anche una grande scommessa e un grande impegno teologico per rinnovare, dalle basi del rapporto tra Fede e Ragione, l’esistenza stessa della Chiesa come espressione di una religione teologicamente superiore.

In questo senso, la commozione che abbiamo provato ieri sera è qualcosa di più di una profonda aderenza al messaggio dello Spirito Santo. E’ anche una speranza, perché saremo meno soli in questo mondo.

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