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DALL'ARGENTINA/ La "rivoluzione" di Papa Francesco è risvegliare il desiderio dell'uomo

Pubblicazione:venerdì 15 marzo 2013 - Ultimo aggiornamento:lunedì 18 marzo 2013, 22.51

Jorge Mario Bergoglio è papa Francesco (InfoPhoto) Jorge Mario Bergoglio è papa Francesco (InfoPhoto)

Sorpreso dalla gioia e toccato dalla prossimità affettuosa dinanzi alla predilezione universale di Dio per il cardinale Bergoglio, mi sono chiesto cosa ci propone il Signore della storia con questo segno. Dopo papa Wojtyla, che ha spalancato le porte dei cuori a Cristo, sopratutto dei giovani, in tutti gli angoli del mondo, lo Spirito ci ha donato papa Ratzinger che ha presentato a tutti, semplici uomini di popolo o esigenti moderni europei, la suprema bellezza e razionalità umana del Fatto cristiano. 

Benedetto XVI ha preparato e avviato l’Anno della Fede. Questa “porta fidei”, appena aperta e straordinariamente proposta nell’essenzialità del suo contenuto, viene affidata dalla libertà dello Spirito creatore a Papa Francesco, chiamato dalla diocesi di Buenos Aires, nel sud americano del mondo, alla diocesi di Roma, per presiedere nella carità tutte le Chiese. Papa missionario, gesuita originario, che con evangelica semplicità continuerà a percorrere con l’imprevedibile originalità dei fatti la strada che va all’incontro con la “gente-gente”, quale testimone portatore della compassione di Cristo per ogni uomo. Non è un pronostico. È la continuità della persona. 

Vorrei ricordare almeno tre dimensioni dell’atteggiamento profondamente umano del cardinale Bergoglio come pastore della Chiesa di Buenos Aires. Anzitutto egli ha sempre affermato, con la sua vita e suoi gesti, che l’iniziativa è sempre e in tutto di Dio, presente nel quotidiano cammino di ogni uomo che lo riconosce e, quindi, nella storia. Papa Francesco ci parla con il suo umanissimo muoversi in mezzo alla gente, ma è un Altro che si fa presente nel suo volto. La tenerezza, la perspicacia e l’intensità dello sguardo sono frutto in lui della contemplazione orante della realtà, delle circostanze vissute come segno della grande Presenza.  

Poi, la forza e la chiarezza irriducibile con la quale ha affermato l’opzione preferenziale per i poveri, in tutti i sensi. Anzi tutto verso quelli delle “villas miseria” di Buenos Aires, dove ha inviato e accompagnato giovani a ardenti sacerdoti, legati a lui e costantemente seguiti nell’amicizia della fede. Non si è mai trattato per lui di fare una rivoluzione politico-sociale, ma di verificare che là dove penetra Cristo arriva anche il progresso dell’umanità dell’uomo, accade la speranza che genera comunione tra la gente e si risveglia il desiderio operativo di una costruttività che fa diventare la persona protagonista della vita. 


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