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IL CASO/ I nemici della Chiesa che mettono "contro" Ratzinger e Bergoglio

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Il Papa Emerito Benedetto XVI (Infophoto)  Il Papa Emerito Benedetto XVI (Infophoto)

Impariamo da Francesco, a tributargli il riconoscimento che merita: il pensiero pronto dalla loggia delle Benedizioni, la telefonata dopo l’elezione, la preghiera incessantemente richiesta, l’affidamento a Maria della sua vita monacale, le citazioni in tutti i discorsi fin qui pronunciati. Non possediamo ancora il distacco per guardare alla Storia. La pancia in subbuglio, il cuore esultante, le emozioni latine e le suggestioni scatenate dal nome inedito possono aver fatto girare la testa, ma non si può dimenticare l’ovvio. E cioè che entrambi i pontefici, l’emerito e non, possiedono la stessa “santa ossessione” per Cristo (gli danno entrambi del “Tu”), usano lo stesso linguaggio, hanno la stessa coriacea fede, lo stesso realismo, la stessa devozione mariana, la stessa matrice popolare. Con stili diversi. Teutonico con sprazzi bavaresi, Ratzinger, piemontese addolcito dalle note latine, Bergoglio. 

E se uno amava mozzetta e camauro e l’altro predilige il bianco totale, chissenefrega. Persino un “catto-dandy” come Camillo Langone sul Foglio riconosce che è qualcosa a cui si può rinunciare per “salvare Cristo”. Se il numero 265 dei successori di Pietro ha riportato un certo splendore nelle liturgie arruffate di certe parrocchie e il numero 266 sembra invece non voler lasciare la sua benedetta croce di ferro, cosa importa. Credo che la cosa su cui non ci si può ingannare sia l’identica urgenza di annunciare il Vangelo. Ma per sottolineare i tratti di unità ci sarà tempo. Intanto cogliamo il fascino di parole e frasi che ritornano con insistenza senza soluzione di continuità. Come il “non cedere al pessimismo” o “non fare della chiesa una Ong pietosa”, oppure “confessiamo l’unica Gloria: Cristo Crocifisso”. O ancora “camminiamo”. Ma il Papa emerito non si era definito un pellegrino? Il demonio ci prova, sta a noi smontarlo. 

Un Ps finale. Piccolo regalo di un cardinale elettore prima di raggiungere la sua diocesi: il racconto bellissimo della Messa celebrata alle 7 del mattino da Papa Francesco nella cappella della Domus Sanctae Martae. E' l’omelia in cui Papa Bergolio ha parlato del tempo della desolazione e della persecuzione citando il suo Ignatio di Loyola per la prima volta, da pontefice, quando nelle regole del discernimento consiglia “nel tempo della desolazione non si facciano mai mutamenti, ma si resti saldi e costanti nei propositi e nelle decisioni che si avevano nel tempo della consolazione”.

Altrimenti, ha aggiunto il santo parroco Francesco, se ci si allontana, quando il Signore torna a rendersi visibile rischia di non trovarci.



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COMMENTI
16/03/2013 - la gioia di essere figli.L'urgenza della preghiera (Maria Maugeri)

Condivido anch'io questo fastidio. E' di stamattina un commento radiofonico che esprimeva perplessità per il ricorso di papa Francesco alla semplice preghiera dell'ave maria, del padre nostro, del gloria. Inaudito! Ma superiamo questo stato d'animo e recuperiamo quello di figli commossi e grati: abbiamo imparato nel tempo ad apprezzare ed ad amare Bendetto XVI; papa Francesco ci ha conquistati con quella semplicità e tenerezza che disarma da subito. Quando Benedetto XVI si è dimesso, ho pensato tra me e me: mi aveva chiesto di pregare ogni giorno e io non l'ho fatto! Di nuovo papa Francesco ci fa la stessa insistente umile richiesta: offriamo le difficoltà della vita e della comunicazione ma ricambiamo il grande dono di questi nostri grandi padri ricordandoli ogni mattina nella nostra preghiera. Così l'affetto profondo che nutriamo per loro porterà sicuramente frutto nella storia della Chiesa e degli uomini.