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IL CASO/ I nemici della Chiesa che mettono "contro" Ratzinger e Bergoglio

Pubblicazione:sabato 16 marzo 2013 - Ultimo aggiornamento:venerdì 22 marzo 2013, 16.09

Il Papa Emerito Benedetto XVI (Infophoto) Il Papa Emerito Benedetto XVI (Infophoto)

Irritazione. La sento montare dentro e penso subito che il diavolo ci mette le zampe e le corna per rovinarmi il momento di assoluta felicità vissuto con tutta la Chiesa. Irritazione perché a soli tre giorni dall’elezione di Francesco è già iniziato il tiro a freccette, il massacro mediatico, la definizione per opposizione, lo scaricamento del precedente per l’esaltazione del successivo.

Il fastidio fisico per l’ipocrisia di certe firme, le capriole dei commentatori e l’enfasi che subiscono i dettagli ha già prodotto un’amarezza pericolosa, la strisciante persuasione che non cambieremo mai, neanche dopo una delle Grazie più belle che potevano capitare. E non parlo solo dei fantasiosi resoconti di ciò che è avvenuto sotto le volte della Sistina, del tentativo di strizzare tutto nell’arido schema delle fazioni, delle altalene di supposizioni e alleanze proposte da cronisti che neanche lo smacco subito dal Paraclito ha fatto desistere, ma della serpeggiante tentazione, che attraversa tutta la chiesa, di guardare al nuovo perdendo la memoria.

Lo avrete capito, non mi va giù che anche in ambito ecclesiale si contrappongano due uomini di fede come Ratzinger e Bergoglio, o peggio ancora che si valuti l’elezione di Francesco come l’esame di riparazione dello Spirito a 8 anni di distanza dal presunto disastro Benedetto. Non ce l’ho con i soliti e prevedibili custodi del riformismo ad oltranza, gli ideologi delle primavere e delle speranze ecclesiali, quelli, da Leonardo Boff ad Hans Kung, passando per “Noi siamo chiesa” e Mancuso, che hanno salutato l’elezione dell’arcivescovo argentino come un cambio epocale della Cristianità quasi paragonabile all’annuncio del Concilio, ma con gli insospettabili. I folgorati da Ratzinger, oggi dimentichi e persino critici del suo pontificato-calvario, della sua scelta dolorosa e necessaria, del bene immenso voluto alla Chiesa, del faticoso lavoro di aratura che solo un “operaio della vigna del Signore” poteva fare. Perché se una cosa è chiarissima, è che non c’è nessuna discontinuità tra i due pontefici, l’emerito e quello in carica, che uno non avrebbe avuto senso senza l’altro, e che lo Spirito Santo con i cardinali non poteva operare selezione migliore. Solo un idiota non si accorge della progressione di santità nei pontificati che dal 900 hanno traghettato la Chiesa nel terzo millennio. 

Un crescendo soprattutto negli ultimi 35 anni: Wojtyla, Ratzinger, Bergoglio. Con una sovrapposizione tra gli ultimi due forse provvidenziale per questa Chiesa così fragile nelle sue paure, così ferità nella sua umanità, così sporcata dai peccati di alcuni e dall’indifferenza di molti. Un Pontefice solo certo, ma un altro che ha aspettato a salire al cielo e ha accettato la sosta sul monte per aggiungere intensità umana alla sua preghiera. E’ salito sulla Croce, è stato ammesso. Ma ci rimane inchiodato. E forse meriterebbe più laico rispetto se non amore incondizionato. 


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COMMENTI
16/03/2013 - la gioia di essere figli.L'urgenza della preghiera (Maria Maugeri)

Condivido anch'io questo fastidio. E' di stamattina un commento radiofonico che esprimeva perplessità per il ricorso di papa Francesco alla semplice preghiera dell'ave maria, del padre nostro, del gloria. Inaudito! Ma superiamo questo stato d'animo e recuperiamo quello di figli commossi e grati: abbiamo imparato nel tempo ad apprezzare ed ad amare Bendetto XVI; papa Francesco ci ha conquistati con quella semplicità e tenerezza che disarma da subito. Quando Benedetto XVI si è dimesso, ho pensato tra me e me: mi aveva chiesto di pregare ogni giorno e io non l'ho fatto! Di nuovo papa Francesco ci fa la stessa insistente umile richiesta: offriamo le difficoltà della vita e della comunicazione ma ricambiamo il grande dono di questi nostri grandi padri ricordandoli ogni mattina nella nostra preghiera. Così l'affetto profondo che nutriamo per loro porterà sicuramente frutto nella storia della Chiesa e degli uomini.