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PAPA BERGOGLIO/ Julian Carrón: Francesco ci indica dove occorre fissare lo sguardo

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Di seguito ecco l'articolo a firma di Julián Carrón pubblicato sabato 16 marzo 2013 su Avvenire. Il Presidente della Fraternità di Comunione e liberazione commenta l'ascesa al soglio pontificio di Jorge Mario Bergoglio e la sua scelta di chiamarsi Francesco.

 

Nel mondo dell’ informazione è un luogo comune che una notizia si consumi, che non possa tener desta l’attenzione oltre un certo limite. E già il gesto imponente della rinuncia di Benedetto XVI sembrava aver "consumato" buona parte di quella attenzione, centrata sul cuore del mistero di Cristo e della sua Chiesa. Malgrado ciò, subito dopo aver visto Ratzinger scomparire con un sorriso, l’attenzione dei media si è concentrata su Roma, intorno ai cardinali elettori.

È difficile sottrarsi alla domanda di che cosa nasconda la figura del successore di Pietro, tale da generare un’attenzione e un’attrattiva che vanno molto al di là delle 'misure' normali degli eventi mediatici. Durante le quasi due settimane di durata della sede vacante, si sono fatte, esplicitamente o implicitamente, molte ipotesi sulla natura del fenomeno chiamato Chiesa cattolica. Sono stati giorni in cui abbiamo rivissuto la domanda che lo stesso Gesù indirizzò ai suoi discepoli: «Chi dice la gente che io sia?» (Mc 8,27). E gli uomini hanno cercato di rispondere anche oggi, quasi con fretta, come di fronte a un fatto che esigeva una spiegazione. E hanno risposto applicando le categorie consuete delle quali ognuno dispone.

Le categorie "politiche" che si sono applicate al Conclave nascondevano un’ultima incapacità di stare davanti a un fenomeno che, ieri come oggi, sorprende. Non basta che queste categorie siano state smentite diverse volte (con Giovanni Paolo II, con Benedetto XVI...) perché si cessi di applicarle: è necessaria una spiegazione esauriente del fenomeno che i nostri occhi vedono. Più propriamente, bisogna che questa spiegazione accada.

Ebbene, la Chiesa cattolica è accaduta davanti ai nostri occhi, nell’intenso dialogo fra papa Francesco e la folla in piazza San Pietro. L’attesa della gente, mentre i cardinali votavano in Conclave, rivelava un popolo fiducioso e nello stesso tempo bisognoso di un pastore, intorno al quale si produce una unità sempre sorprendente in un mondo come il nostro, abituato alla divisione. La fumata bianca ha ceduto il posto a una gioia debordante, che in più d’uno deve aver suscitato la domanda: 'Come è possibile che si rallegrino, se non sanno ancora chi è stato eletto?'. Con l’ondeggiare delle tende l’attesa cresceva, rivelando il desiderio di conoscerevedere ascoltare il pastore, come quasi duemila anni fa Aquila e Priscilla, oriundi di Roma, convertiti da san Paolo a Corinto, volevano conoscere Pietro, l’amico di Gesù, il primo Vescovo di Roma. Il primo gesto del Papa ha preceduto il suo volto: ha deciso di chiamarsi Francesco, indicando sin dall’inizio dove occorre fissare lo sguardo.


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