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PAPA FRANCESCO/ Dolan, O'Malley e amici: l'unità dà sempre frutto

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Il touch down, in ogni caso, c’è stato. E non è stato l’esito numerico del Conclave: l’elezione di un cardinale “delle Americhe” versus gli altri porporati – europei – che hanno ricevuto attestazioni di fiducia durante i cinque scrutini. Ripetiamo la nostra esperienza di giornalisti: è stato difficile, dieci giorni fa, non cogliere l’unità sincera e orgogliosa di una Chiesa che ha attraversato anni difficilissimi: sul piano spirituale e materiale. Undici cardinali “uniti” sono l’opposto di undici persone “omologate”: nessuno può pensare, ciò che infatti non è, che il cappuccino irlandese-ispanico arcivescovo di Boston sia un clone dell’arcivescovo della Grande Mela, che il porporato texano dal cognome italo-americano abbia la stessa umanità e la stessa cristianità del confratello di Chicago, di Los Angeles, di Washington. E lo stesso vale per le loro comunità.

Per questo – a nostro umile avviso – chi ha scambiato la “carità” reciproca dei pastori di una Chiesa per banale “esibizione mediatica” si è sbagliato (e continuerà a sbagliarsi). Così come chi non si è interrogato fino in fondo sul significato di invitare ogni giorno i giornalisti di tutto il mondo a conversare “senza schema” sul Conclave. Non da ultimo: la gestione quotidiana di questa delicatissima “interfaccia” era affidata a Sister Mary Ann Walsh. Una donna: ben dentro la Chiesa.



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