BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

J'ACCUSE/ I padroni del mondo per attaccare Francesco usano anche Emanuela Orlandi?

Pubblicazione:lunedì 18 marzo 2013 - Ultimo aggiornamento:lunedì 18 marzo 2013, 12.59

Pietro Orlandi, fratello di Emanuela (Infophoto) Pietro Orlandi, fratello di Emanuela (Infophoto)

Papa Francesco, prima del suo primo Angelus, ha celebrato la Messa nella chiesetta vaticana di Sant’Anna, e poi è sceso in strada, ha salutato, abbracciato, stretto mani. Tra queste, quelle di Pietro Orlandi, “fratello di Emanuela!”, avrebbe detto il Pontefice. Sa che questa storia è una ferita aperta e purulenta, che ha infettato per decenni l’immagine della sua nuova casa. Subito Pietro Orlandi, prontamente riconosciuto dai cronisti, si è affrettato a dichiarare che il Papa è parso attento, deciso a fare chiarezza, pronto a riceverlo, e che è certo che il muro di silenzio di due pontificati ora sarebbe finalmente crollato. Finalmente.

Finalmente è la parola più usata per commentare questo inizio di Pontificato dell’uomo venuto dalla fine del mondo. Finalmente un Papa che chiede una Chiesa povera. Che parla con semplicità alla gente. Che sceglie l’umile croce di ferro, al posto di quella dorata offertagli dal cerimoniere. Che parla a braccio. Che scompiglia i piani della sicurezza vaticana. Che dice buonasera e buongiorno, e buon pranzo, e vuole trasparenza, luce, altro che Ior e misteri da Vatileaks, che azzopperà la curia, eccetera. Può darsi. E va tutto bene, è tutto così stupefacente, così inedito, così tenero: è un approccio umanissimo e diverso, cui ci abitueremo in fretta, purtroppo. Purtroppo, perché non so quanta gente abitualmente assisterà all’Angelus, tra un mese in avanti. Ma va tutto bene, ci mancherebbe, dopo la tristezza per un Papa che lascia, la gioia anche un po’ esaltata per quello che arriva.

Don Bosco diceva ai suoi ragazzi che non bisognava gridare Viva Pio IX, ma Viva il Papa, ed è bello che la gente sia affezionata all’uno, all’altro, e poi all’altro ancora. Al Padre. Che è sempre quello giusto per il tempo che ci è dato. Però nel “finalmente” che passa di bocca in bocca e da cronaca ad editoriale sui giornali, c’è il frettoloso congedo da Benedetto XVI, mai del tutto compreso, c’è la volontà di contrapporre un pontificato all’altro, di tirare per la mantellina bianca il nuovo Papa e usarlo per far dire alla Chiesa quel che vogliamo, quel che ci è comodo. Per inventarci rivoluzioni che confezionino una Chiesa ad personam, la mia, la tua, la loro. Finalmente. Una Chiesa diversa, e buttiamo via quella precedente. Finalmente, una Chiesa nuova, dove nuovo significa “progresso”, cioè andar dietro al mondo, e ai suoi padroni.

Non li sentite? Già sussurrano di collegialità episcopale, ma per screditare il ruolo del Papa, non per amore della fratellanza. Già parlano di dialogo ecumenico, come se prima non ci fosse mai stato, per parificare ogni fede, per annacquare ogni identità. Già danno per certa la fine del celibato ecclesiastico, il placet agli anticoncezionali, ai rapporti prematrimonali, alla comunione ai divorziati, l’aborto in certi casi, la buona morte in cert’altri. E così via.  


  PAG. SUCC. >