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Cronaca

FRANCESCO/ Un vescovo così "povero" che possiede tutto

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La letizia nasce dal possesso certo di ciò che unico è in grado di dare consistenza all’esistenza, di ciò che massimamente la soddisfa e che solo è in grado di rispondere alla domanda che proprio San Francesco insistentemente si faceva: «Quid animo satis?». La povertà da cui nasce la letizia è l’affermazione di un Altro come significato di se stessi, il possesso di qualcosa che duri per l’eternità. Per questo non c’è più bella definizione della letizia di quella che riecheggia ancora una volta nelle parole di San Paolo, questa volta nella lettera ai Corinzi: chi ha, viva come se non avesse.

Solo in questa esperienza di soddisfazione e gratitudine che invade il volto del nuovo Pontefice, è possibile spiegare le tracce di un’impensabile libertà, nei gesti, nelle parole con cui ha iniziato il proprio compito. Si è liberi perché nulla più manca, si possiede tutto, perché tutto ci appartiene. Ma questo può accadere solo perché si possiede, si ha ciò che è necessario, ciò che rende certa, stabile e consistente l’esistenza.

La povertà è allora tutt’altro che una dimensione di esteriore contrizione; povertà non è austerità, ma è la descrizione del possesso più autentico delle cose: essere poveri significa possedere.

Questo strabiliante paradosso che la fede permette di vivere come definizione essenziale della vita è l’unica ragione in grado di spiegare gli atteggiamenti concreti, materiali che proprio da questo giudizio derivano, senza il quale però rimangono come ideali tanto nobili, quanto però irraggiungibili. Occorre pertanto immedesimarci con l’esperienza di papa Francesco, per capire veramente la portata del cammino che con lui vuole farci fare, senza lasciarsi andare ad interpretazioni tanto semplicistiche, quanto però riduttive, inserendo il contenuto del suo magistero in griglie interpretative che ci possano assicurare una definizione della sua persona, rigida e quindi non aperta a eventuali scomodi imprevisti. Senza questo esercizio conoscitivo su che cosa sia la povertà autentica per noi ora, la sua comparsa sulla balconata di San Pietro la sera dell’elezione senza mozzetta e con la croce di ferro, le motivazioni con cui ha scelto per sé il nome del poverello di Assisi restano, in fondo, una pura tattica mediatica e ci dimenticheremmo, come dice Iacopone da Todi, che invece: «Povertate è nulla avere / e nulla cosa poi volere; / ed omne cosa possedere / en spirito de libertate».

 

(Giacomo Fornasieri)

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