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Cronaca

SCIOPERO CORRIERE/ Uno stop che mostra i limiti di un “falso” editore

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Nel comunicato del Comitato di redazione c'è l'eco di antiche dispute all'interno del Corriere della Sera. Ad esempio, la scelta di allargarsi della proprietà, con l'acquisto di nuovi gruppi editoriali e l'apertura di nuove testate che garantivano solo, alla fine, una ventaglio più ampio nella raccolta di pubblicità. È vero che la proprietà del Corriere della Sera, da molti anni, non si è mai concentrata sul vero “core business” della casa editoriale, e cioè migliorare e rendere più attuale il Corriere della Sera stesso, cioè il giornale che, unico in Europa e forse nel mondo, rappresentava in Italia il quotidiano allo stesso tempo più venduto e più autorevole. Ma qui riemergono tutti i limiti di un editore, che non è un vero editore.

L'editore del Corriere della Sera è rappresentato da un “patto di sindacato” costituito dalle maggiori realtà finanziarie e industriali italiane. Secondo i canoni classici del giornalismo anglosassone, l'editore del Corriere della Sera è l'editore più “impuro” che ci sia. Ci sarebbe addirittura da ridere se si applicassero i criteri del “conflitto di interessi” sulla attuale proprietà del Corriere. Alla fine, il Corriere è servito da “vetrina” per i vecchi e non più forti “grandi poteri” italiani e l'acquisizione di nuove testate è servita, in tempi grassi, per fare buoni affari in campo pubblicitario. Ma i tempi sono cambiati e gli affari non si fanno più.

Alla fine, occorre dire che aveva ragione Tarak Ben Ammar quando parlava dell'editore del Corriere della Sera, come di un “club di tennis”. Alla fine questi club, di fronte alla nuova comunicazione globale, e di fronte a una grave crisi economica, dimostrano tutta la loro inadeguatezza e incompetenza.

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