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PAPA/ Cottier: così il "tesoro" di Benedetto XVI aiuta il dialogo di Francesco

Pubblicazione:giovedì 21 marzo 2013

Benedetto XVI (InfoPhoto) Benedetto XVI (InfoPhoto)

Incontrando i delegati fraterni e i rappresentanti di altre religioni nella Sala Clementina in Vaticano, Papa Francesco ha voluto ricordare per ben due volte che “la Chiesa cattolica è consapevole dell'importanza della promozione dell'amicizia e del rispetto tra uomini e donne di diverse tradizioni religiose”. “Confermo sin d'ora - ha detto - la mia ferma volontà di proseguire nel cammino del dialogo ecumenico”. Abbiamo visto il Santo Padre comportarsi come Paolo VI con Atenagora, abbracciando e chiamando “Andrea” il patriarca Bartolomeo in quanto erede dell'Apostolo, così come Atenagora chiamò “Pietro” Papa Montini. Jorge Mario Bergoglio ha poi salutato e ringraziato tutti, a cominciare dai musulmani “che adorano un Dio unico, vivente e misericordioso e lo invocano nella preghiera, e voi tutti”. Nella loro presenza, queste le parole del papa, “vedo un segno tangibile della volontà di crescere nella stima reciproca e nella cooperazione per il bene comune”. Poi, rivolgendosi alla comunità ebraica, il Pontefice ha espresso parole di speranza affinché sia possibile “proseguire fraternamente il proficuo dialogo che il Concilio auspicava e che si è realizzato portando non pochi frutti”. Infine, un gesto di vicinanza agli atei, “agli uomini e alle donne che pur non riconoscendosi in nessuna tradizione religiosa sono in cerca della verità, della bontà e della bellezza, che è verità, bontà e bellezza di Dio”. Abbiamo commentato la significativa giornata di ieri insieme al cardinale Georges Cottier, domenicano, teologo emerito della Casa Pontificia.

 

Al termine del saluto di Bartolomeo I, patriarca ecumenico di Costantinopoli, Papa Francesco ha assicurato la "ferma volontà" di proseguire nel cammino del dialogo ecumenico. Vuole dirci a che punto oggi è questo dialogo e cosa implica la sua continuazione?

Il Papa ha semplicemente voluto sottolineare che, da parte della Chiesa cattolica, la volontà è decisiva. Questa implica la finalità ultima di quell'ecumenismo che impegna tutti i cristiani a rispondere alla volontà di Cristo, innanzitutto con la preghiera, dunque è assolutamente necessario portare avanti il dialogo discutendo, conoscendosi sempre più profondamente e pregando assieme. Bisogna fare tutto il possibile per compiere ulteriori passi in avanti verso quel grande dono di Dio che sarà l’unità.

 

Quanto è stato fatto fino ad oggi in questo senso?

Certamente molto. La presenza stessa di tanti patriarchi ecumenici all’incontro con il Papa lo conferma e rappresenta un segno forte di quanto è stato fatto dai tempi del Concilio, in cui si partì praticamente da zero. E' però necessario continuare, senza farci spaventare da ogni ostacolo che potrà presentarsi sulla nostra strada.

 

Bartolomeo I in udienza era seduto accanto  a Papa Francesco. Questa scelta del cerimoniale ha un significato?

E’ uno dei tanti segni che rappresentano un avvicinamento, esattamente come quello che fece Paolo VI con Atenagora. Il linguaggio dei segni è molto importante ed è proprio con tale vicinanza che si vuole riconoscere nel cuore delle due Chiese la stessa voglia di fare la volontà di Cristo. Il valore simbolico, dunque, non è affatto da sottovalutare.

 

Qual è invece, secondo lei, lo stato del dialogo con le altre religioni? 


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