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Cronaca

STATO-MAFIA/ Dambruoso: la magistratura non distrugga lo Stato

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Oggi è importante stabilire l’esatto bilanciamento tra gli interessi in gioco. Da un lato c’è l’interesse per l’accertamento della verità, dall’altra quello per la sicurezza garantita ai vertici delle istituzioni. La magistratura è chiamata a farsi carico del giusto equilibrio garantito tra queste due esigenze. Sarebbe opportuno che dopo 25 anni questi fatti fossero ricollocati nella loro giusta dimensione. Eventi quindi che è giusto che siano accertati, ma che non devono provocare scossoni istituzionali in un periodo come quello attuale dove abbiamo bisogno di una particolare stabilità.

 

Secondo lei come si fa nel concreto a raggiungere questo equilibrio, evitando scossoni istituzionali?

E’ un problema serio che queste indagini di fatto hanno già provocato, creando delle difficoltà per i rappresentanti delle istituzioni ai massimi livelli nel gestire un adeguato rapporto con la magistratura palermitana. Dall’altra assistiamo al rischio di delegittimazione della magistratura stessa, tanto che si sono visti alcuni suoi interpreti essere fortemente criticati dallo stesso Csm.

 

L’obiettivo della mafia con la trattativa era solo ottenere dei vantaggi sul piano del carcere duro, o qualcosa di più?

I fatti che sono emersi fino a oggi dimostrano che questa era la minaccia della mafia rispetto alla reazione dello Stato successiva alle stragi di Capaci e via D’Amelio. Non credo che siano emersi altri obiettivi dagli accertamenti già fatti.

 

Per Salvatore Borsellino, fratello di Paolo, l’ex ministro Nicola Mancino era al corrente di alcuni fatti che riguardavano il pericolo di vita del magistrato, ma non avrebbe mai voluto rivelare quello che sapeva. Lei che cosa ne pensa?

Questo è quanto pensa il fratello del giudice Borsellino, e quindi è una posizione che, come le altre coinvolte in questa vicenda, è assolutamente rispettabile.

 

Il sistema del pentitismo è messo in discussione da questa vicenda?

No, non in particolare, nel senso che il rischio che alcuni pentiti possano essere manipolati è sempre esistito. I singoli fatti non possono diminuire l’importanza dello strumento legislativo.

 

(Pietro Vernizzi)

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