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DOMENICA DELLE PALME/ Papa Francesco, la politica e quella sfida tra ideologia e semplicità

Come stare di fronte al caos della politica e alla realtà di tutti i giorni, si chiede FEDERICO PICHETTO, con lo stesso cuore con cui siamo stati di fronte al Conclave?

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Passati i giorni del Conclave e della grande sorpresa per il dono di Papa Francesco, il nostro paese è tornato ai suoi incubi quotidiani fatti di faziosità, di urla e di infantilismi politici celati da senso di responsabilità. Di fronte a tutto questo viene spontaneo o rifugiarsi nel Vangelo di Francesco, come la medicina ideale per evitare ogni argomento che richieda un'intelligenza che vada oltre l'assenso di fede, oppure mettere nel baule l'infatuazione papista e tornare a vestire i panni del militante convinto in linea col proprio partito. Tra spiritualismo e dualismo ci deve essere una terza via che ci consenta di stare di fronte al caos della politica con lo stesso cuore con cui siamo stati di fronte al Conclave. Effettivamente una strada c'è e passa per il Colle Palatino di Roma dove, dal II secolo dopo Cristo, riposa un'epigrafe molto stilizzata di un uomo proteso verso un asino crocifisso. Sotto tale iscrizione l'anonimo autore ha lasciato il mottetto "Alessandro adora il suo Dio". Il verbo adorare, ricordó Benedetto XVI nell'omelia ai giovani a Colonia nel 2005, ha due valori: uno proveniente dal greco - proskunesis - che significa "piegarsi" e uno che proviene dal latino - ad~orare - che vuol dire "fino a toccare con la bocca". Adorare, pertanto, significa piegarsi fino a toccare con la propria bocca il pavimento. I cristiani riservano questo atteggiamento solo a Gesù Cristo. Ed è questo il contributo che il cristianesimo dà al mondo. Infatti, anche le letture con cui si apre la Settimana Santa nel giorno della Domenica delle Palme, sono un invito potente a ricordarci che "i fatti di Gerusalemme" avvennero perché "nel nome di Gesù ogni ginocchio si pieghi, nei cieli, sulla terra e sotto terra". Solo Cristo, quindi, merita la nostra genuflessione e Cristo - ci ricorda san Paolo - non è un buon sentimento o un bel quadretto, ma è la realtà, è ció che troviamo in fondo ad ogni realtà. Gesù Cristo si fece obbediente fino alla croce perché noi imparassimo ad inginocchiarci non alle nostre idee o ai nostri sentimenti, ma alla realtà attraverso la quale tutti i giorni ci viene offerta la Sua Presenza. L'eterna sfida tra ideologia e semplicità di cuore si gioca su questa semplice genuflessione che noi possiamo fare quotidianamente alle idee e ai sentimenti, piegando le ginocchia un attimo prima di dire Tu, un attimo prima di toccare la realtà.