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Cronaca

LA STORIA/ Suor Cecilia e Laura Salafia, la libertà di due strane "prigioniere"

(La Sicilia)(La Sicilia)

Ma, a volte, quanto più le imprese sono ardue, tanto più risultano avvincenti.

Il dialogo in pubblico fra Laura e suor Cecilia e delle due con i giovani ha lasciato tutti a bocca aperta.

Anzitutto per l’accento che esse hanno posto sulla parola letizia. Laura dice: «Sono felice che in quel giorno dell’incidente la pallottola non mi abbia tolto la vita». E ai giovani che l’interrogano consiglia: «Cercate sempre di trovare nella vita tutto ciò che di positivo possa avere, non arrendetevi mai di fronte alle difficoltà, andate avanti con coraggio e abbiate fiducia in Dio perché Lui è sempre accanto a noi anche quando siamo soli».

È un mistero come si possa trovare una posizione esistenziale simile in una condizione di prigionia fisica. Laura non nasconde i suoi problemi. Il corpo è come una prigione («Per arrivare qui – confessa – ho avuto tante difficoltà…»), ma il cuore e la mente sono protesi alla massima libertà.

Già, come fanno a parlare di libertà una ragazza paralizzata e una claustrale? Tutto si gioca in un sì o in un no di fronte alla vita. «Hai perdonato colui che ti ha sparato? », chiede una ragazza. E Laura: «Sì, il perdono è la prima arma che ti rende libera. Non perdonare non serve a nulla. Il rancore non ti fa crescere, ti incupisce: il perdono ti fa andare oltre».

E suor Cecilia racconta. «La libertà è seguire la verità della vita. Non ho deciso di diventare monaca per un mio capriccio, è accaduto che Dio mi ha trovato e mi ha proposto una strada: io ho detto sì».

I ragazzi parlano del vuoto che li attanaglia e della fatica che fanno per riempirlo e per non lasciarsi ferire da esso. «Il vuoto – risponde suor Cecilia – non va riempito, va vissuto. Esso è qualcosa che ci chiede di interrogarci sulla radice della mancanza che avvertiamo. Questa inquietudine non è una maledizione, è una molla salutare, un trampolino di lancio». E Laura: «Questo senso di vuoto ce l’hai perché dentro di te non hai trovato ancora la strada che vuoi intraprendere. Dedicati con amore alle cose che più ti rendono felice e non dimenticare mai che accanto a te c’è Dio».

Laura, dal suo letto d’ospedale – che spera di poter lasciare tra non molto – ha ripreso a studiare per gli esami all’università e prosegue la sua collaborazione col quotidiano La Sicilia. Suor Cecilia è tornata nel suo monastero a pregare e lavorare, perché come dice san Benedetto: la preghiera è lavoro, e il lavoro preghiera.

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