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IL CASO/ Diagnosi preimpianto e adozioni gay, attenti al golpe della Corte europea

Pubblicazione:lunedì 25 marzo 2013

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Se, invece, molto più semplicemente si guarda al cuore del fenomeno, ciò che emerge è proprio la presenza o l’assenza di una differenza, quella sessuale, una differenza che, come si sa, è ben più di quella fisica, coinvolgendo in realtà l’intera persona, probabilmente caratterizzata da tutta una gradazione di atteggiamenti, maschili o femminili, presenti entrambi, in misura minore o maggiore, sia nell’uomo, sia nella donna. 

Ecco però che qui sembra emergere un dato di esperienza che chiunque abbia avuto la fortuna di aver sperimentato un matrimonio felice conosce perfettamente o, almeno, ha conosciuto, in qualche momento della sua vita matrimoniale: l’incredibile miracolo per il quale la persona a noi più intima ci è tanto più indispensabile, quanto più si afferma come l’“altro” rispetto a noi, quanto più manifesta quella sua insostituibile capacità di farci vedere le cose in modo diverso, con i suoi occhi, non i nostri, quegli occhi amorevoli ma intransigenti di chi ci ama più di noi stessi, senza però rinunciare a sé stesso e senza annullarsi in noi.

Come è stato detto, in questo gioco sempre vivo tra prossimità e lontananza si apre nella coppia uno spazio, quello spazio di diversità e di unione che si crea quando si guarda all’altro con la lontananza del rispetto e la prossimità della tenerezza propria di occhi d’amore. È in quello spazio che si instaura quel dialogo d’amore nella coppia, di cui si sente così forte la mancanza quando esso viene meno e che si presenta come insostituibile nella vita di ciascuno.

Credo che, se amare in una coppia vuol dire fare spazio all’“altro” in quanto “altro”, via sia allora un sottile legame tra differenza sessuale e “alterità” essenziale dell’amore coniugale, un legame, in qualche modo misterioso, che unisce l’uomo alla donna proprio in quanto così essenzialmente diversi, ma per questo così complementari da poter essere uniti, un legame misterioso da avvicinare con rispetto e senza l’arroganza di chi vuole imporre certezze definitive, ma un legame certamente sussistente, che andrebbe approfondito e discusso in tutte le sue implicazioni. 

E allora, se deve esserci una strada per affrontare queste questioni anche nella dimensione pubblica, e una strada deve esserci e va trovata, forse tale strada è quella di testimoniare solo quello che conosciamo veramente con l’esperienza, vale a dire l’incomparabile bellezza del matrimonio d’amore tra un uomo e una donna.

Allora, forse, emergerà con naturalezza, bellezza e ragione, una differenza reale che evidenzi l’assenza di ogni discriminazione nel non poter equiparare il matrimonio ad una unione tra persone dello stesso sesso, senza che ciò significhi persecuzione od omofobia e senza per ciò evitare di poter continuare a serenamente discutere di strumenti di tutela di esigenze umane fondamentali, indipendenti dalla diversità sessuale.



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