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IL CASO/ Ecco chi vuole rompere "la scatola" ai Papi Francesco e Benedetto

Papa Francesco (InfoPhoto) Papa Francesco (InfoPhoto)

E quella costatazione temporale è stata il preludio di un crescendo di commozione. Francesco che corre incontro a Benedetto, il settantaseienne quasi ragazzino di fronte alla fragilità canuta del vecchio pontefice, l’abbraccio, le mani che si cercano e non si staccano, i sorrisi che rivelano abissi di profondità. E poi quella parola sfuggita, Santità, dalle labbra di Bergolio, il riconoscimento di un ruolo, di un posto nel recinto di Pietro. E ancora stacco/interno giorno: i due che entrano nella cappella, prima il giovane e poi l’emerito con il bastone e il trapuntino per il gelo degli stanzoni apostolici. 
Francesco che si muove con disinvoltura e guarda l’inginocchiatoio d’onore, stralunato, e Benedetto che lo rincorre, allunga il braccio, quasi raccogliendo tutte le forze, per dire “il Papa è il Papa”, a lui spetta il posto d’onore. L’hanno raccontato tutti, la spiegazione francescana del “siamo fratelli, preghiamo insieme”, la decisione di mettersi uno accanto all’altro... ma niente può oscurare quella devozione senile per il nuovo pontefice, lo slancio di Joseph, bambino come solo i vecchi sanno essere, umile come non mai, che si sottomette diventando figlio, lui che per tutti è stato Padre. Niente di più bello. Neanche quei visi rapiti dall’intimità con Dio. Neanche le vesti bianche accostate. Neanche l’aria da paradiso sul volto trasfigurato del vecchio Papa e il sorriso lieto di Francesco. Neanche la tenerezza del dono mariano, l’icona dell’umiltà, il candore infantile con cui Benedetto ha cercato le mani del nuovo Papa per ringraziarlo. Niente di più bello di quella corsa ad essere secondi. Niente di più bello per spiegare la comunione ecclesiale. Niente di più bello. E pensare che c’è ancora chi ha pensato di concentrarsi su altro. E persino su un dettaglio. Una scatola bianca su un tavolino, coperta da una busta, nello studio dove hanno parlato i due Papi per 45 minuti. E’ come quando c’è la luna e si guarda il dito che la indica. Un altro di quei consigli strampalati di Malacoda.

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