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Cronaca

CASO MEREDITH/ Il memoriale di Amanda: la chiave per scoprire la verità

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Quali elementi dovrebbero essere approfonditi secondo te?

Non so se esistano argomenti che non sono stati approfonditi a sufficienza. Tutto è stato analizzato più e più volte, il punto è la lettura che viene data. Forse però sulla perizia genetica qualche considerazione va fatta.

Cioè?

In secondo grado durante la perizia genetica è stato isolato nuovo materiale che non è stato analizzato dai periti nominati dalla Corte d’Assise d’Appello di Perugia perché dissero che era troppo esiguo. È rimasta agli atti anche questa traccia sul coltello denominata “I”. La Procura prima di chiedere l’ergastolo chiese di disporre un’analisi su questa traccia in cui venne isolato il dna di Meredith, sulla lama e di Amanda sull’impugnatura. Questa traccia I non è stata analizzata. E mi chiedo se sulla traccia I si fosse trovato altro Dna di Meredith come si spiegava?

Sul coltello si è a lungo dibattuto...

In primo grado è stato considerato l’arma del delitto, mentre in secondo grado a seguito della perizia tutto è stato ribaltato. Si è discusso su come il dna possa essere arrivato sia sul coltello sia sul gancetto del reggiseno di Meredith, su cui venne isolato il dna di Sollecito.

Si è parlato molto anche del reggiseno di Meredith. Perché?

Quel reggiseno venne repertato 47 giorni dopo l’omicidio di Meredith, terminati i primi sopralluoghi della scientifica e vennero fatte le perquisizioni dei poliziotti che ovviamente non adottano le stesse cautele del tecnico scientifico che entra con i guanti, con la mascherina. Le difese sostengono che in questi frangenti, di confusione, potrebbe essersi verificata una contaminazione genetica. Nessuno potrà mai stabilirlo nemmeno per quale motivo il dna di Raffaele Sollecito si trovi lì: ovviamente l’accusa sostiene, invece, che è rimasto lì dal momento dell’aggressione e dell’omicidio di Meredith. C’è da ricordare che durante le riprese del sopralluogo della polizia si vede chiaramente il punto della stanza dove giaceva il reggiseno, che non è lo stesso di quando viene repertato 47 giorni e anzi è diventato grigio scuro, probabilmente per lo sporco che era a terra.

Qualche piccolo “errore” c’è stato durante le indagini?

Lo ha detto anche il Procuratore generale in Corte di Cassazione: “è stato colpevolmente repertato 47 giorni dopo”. Ovviamente se fosse stato preso il giorno dopo l’omicidio con gli ambienti congelati avrebbe avuto tutto un altro peso, un’altra rilevanza.

Perugia come vive questo processo?

In realtà Perugia è molto indifferente. Il sindaco Boccali ha inviato una nota, dicendo che si riapre nuovamente una ferita.

Indubbiamente è stata una ferita nell’immediatezza dei fatti, la città è stata dipinta in maniera eccessivamente negativa, però della storia processuale che ne è scaturita Perugia ne è stata indifferente salvo la sera dell’assoluzione di Amanda e Raffaele quando per le vie del centro si era radunata molta gente. Non c’è stata però una grande partecipazione alle udienze.

Ora cosa succederà a Firenze? Quali elementi verranno ridiscussi?

Credo si parta dal memoriale di Amanda. Per quale motivo Amanda accusa una persona che poi sappiamo essere totalmente estranea al delitto? I difensori dicono che è stata indotta a fare il suo nome dai poliziotti che l’hanno maltrattata in Questura. L’accusa invece si chiede: perché accusa un uomo di colore che è innocente. Lei in un colloquio in carcere alla madre dice che era dispiaciuta di averlo accusato sapendolo innocente. Forse si dovrebbe rispondere alla domanda più importante: come fa a sapere che è innocente se non era lì?

(Elena Pescucci)

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