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CARLO URBANI/ L'amica di Msf: vi racconto l'uomo che ho conosciuto, testimone di pace

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Carlo Urbani al lavoro nel Sud-Est asiatico (cc-Aicu)  Carlo Urbani al lavoro nel Sud-Est asiatico (cc-Aicu)

Più di una volta, quando era presidente di MSF, è stato coinvolto, come presenza istituzionale, in eventi per la raccolta fondi e con grande disponibilità è sempre stato pronto ad aiutarci e coi suoi racconti affascinava le platee, che seguivano interessate il suo linguaggio  professionale ma allo stesso tempo semplice e chiaro.

Ecco, questo era Carlo. Sempre pronto a divertirsi con ironia e sagacia. Di lui ricordo ancora le lunghe chiacchierate, sul futuro di Medici Senza Frontiere in Italia, su come ingrandire la nostra base associativa, sul suo ruolo di presidente, ma soprattutto sulla realizzazione di uno dei suoi sogni. Nel 2000 Carlo, con la collaborazione della Fondazione Ivo de Carneri - del cui comitato scientifico viene eletto membro -, dell'Ospedale di Macerata e di MSF, organizza a Macerata un corso di medicina tropicale, dove più della metà dei partecipanti sono medici dai paesi in via di sviluppo, invitati per merito, con borse di studio che proprio lui riesce ad ottenere grazie al suo grande carisma ed entusiasmo. Il sogno di istituire una formazione per medici del terzo mondo è stato un altro dei traguardi raggiunti dalla sua grande volontà di trasferire esperienze che potessero servire ad altri nel raggiungimento di quello che avrebbe voluto fosse l'accesso alle cure per ogni essere umano.

Poi, quando Carlo è andato a lavorare per l'Organizzazione Mondiale per la Sanità come esperto in malattie infettive e parassitarie per Cambogia, Cina, Laos e Vietnam, noi colleghi di MSF gli dicevamo, prendendolo in giro, che si sarebbe "burocratizzato". Lui, al contrario, era assolutamente  convinto di poter cambiare le cose dal di dentro, dentro le organizzazioni che avevano un certo potere, solo così avrebbe potuto portare avanti la sua causa. Una causa nella quale Carlo ha creduto, fino in fondo.

Quella di chi si impegna ad assistere e curare, ma nello stesso tempo a testimoniare, denunciare e far sapere, fino a che ci sarà anche un solo essere umano a cui restituire la dignità e il sacrosanto diritto di essere curato. Un'eredità che Carlo, come tanti altri, ci ha lasciato e  per la quale continuiamo a lavorare, ancora oggi.



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