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CARLO URBANI/ L'amica di Msf: vi racconto l'uomo che ho conosciuto, testimone di pace

Pubblicazione:venerdì 29 marzo 2013

Carlo Urbani al lavoro nel Sud-Est asiatico (cc-Aicu) Carlo Urbani al lavoro nel Sud-Est asiatico (cc-Aicu)

Lavoro a Medici Senza Frontiere dal 1994 e sono coordinatrice di uno dei settori della Raccolta Fondi della nostra Organizzazione. Ho conosciuto personalmente Carlo Urbani alla fine degli anni novanta e ho avuto il piacere di frequentarlo nel periodo della sua Presidenza MSF, e parlare di Carlo resta sempre una grande emozione. Era una persona speciale, una delle tante figure della nostra organizzazione che mi hanno dato tantissimo, sia umanamente che professionalmente. Un medico, nel vero senso del termine, che sentiva la "sua missione", quella di stare accanto alla gente, ai suoi pazienti, per assisterli, curarli e risolvere i loro problemi. Questo senza risparmiarsi, senza tirarsi indietro, ma sempre con la stessa dedizione, con lo stesso impegno, e la sua morte ne è l'ultimo esempio.

Chi era Carlo? Una persona solare, un innamorato della vita, un grande professionista, competente ma nello stesso tempo una persona che sapeva star bene in ogni situazione. Un medico che sapeva raccontare come volontario e operatore umanitario di MSF, al suo ritorno, quanto aveva visto. Riportando talvolta la propria rabbia e frustrazione, senza però mai permettere alla rassegnazione di prendere il sopravvento ma al contrario alimentando quella passione e l’impegno nel trasformare queste esperienze sul terreno in efficaci strumenti di comunicazione e sensibilizzazione verso l'opinione pubblica, per far conoscere a tutti realtà troppo spesso lontane dalle telecamere e dai riflettori. Carlo voleva che quell’atmosfera propria della missione MSF si riuscisse a rivivere anche fra le quattro mura della nostra sede in Italia, perché soltanto così saremmo riusciti a distinguerci dalle altre organizzazioni, rimanendo ancorati alla nostra mission, quella che ogni essere umano ha il diritto inalienabile di essere curato e assistito, in qualsiasi parte del mondo, senza nessuna distinzione di sesso, etnia o religione.

Ed è proprio  con questo spirito che Carlo va ad Oslo, con parte della delegazione di MSF, per ritirare il Premio Nobel per la Pace, di cui Medici Senza Frontiere è stata insignita nel 1999. Lo spirito di chi, racconta poi in una sua dichiarazione, sostiene che il premio non è per Medici Senza Frontiere ma per l'idea che salute e dignità sono indistinguibili nell'essere umano; è per l'impegno a restare vicini alle vittime, a tutelarne i loro diritti, lontani da ogni frontiera di discriminazione e divisione, che MSF ha avuto il Nobel per la Pace.

Ma Carlo era anche assolutamente convinto della grandissima importanza dei nostri sostenitori, “Medici Senza Frontiere”, diceva, “è indipendente e può agire in modo efficace e immediato proprio grazie a loro”.


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