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Cronaca

VIA CRUCIS/ 1. Nelle macerie di Mirandola la certezza che siamo fatti per risorgere

Macerie della chiesa di Mirandola, foto di Mariadonata VillaMacerie della chiesa di Mirandola, foto di Mariadonata Villa

“Questo è il bene che Gesù fa a tutti noi sul trono della Croce. La croce di Cristo abbracciata con amore mai porta alla tristezza, ma alla gioia, alla gioia di essere salvati e di fare un pochettino quello che ha fatto Lui quel giorno della sua morte”, ci ha ricordato Francesco nella Domenica delle Palme. E allora sì, seguiamo una Croce perché, anche quando intorno la terra è ferita, non siamo fatti per la morte, ma per la vita. Seguiamo la croce tra le case rotte di Mirandola, tra i fasti crollati di una reggia rinascimentale, per la promessa di resurrezione che è già nel buio dei tre giorni, che è nel grande Sabato della Storia

In un bellissimo testo a due voci che porta proprio questo titolo, il cardinale Ratzinger e quella del pittore americano Bill Congdon si confrontarono col buio di quel giorno interminabile in cui Cristo è nel sepolcro, e la terra è in silenzio. “Dipingo su nero perché il dipingere non è rappresentare una luce che c’è e basta ma piuttosto partecipare della luce che sta divenendo dal buio – e tu la segui fino a quel punto o qualità di luce che è quella che ti ha afferrato”. Fino a quel punto in cui la notte comincia a farsi alba. Tra le macerie e la speranza, a camminare dietro quella qualità di luce che ci ha afferrato, nella promessa della prossimità della gioia pasquale.


(Mariadonata Villa)

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