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DON GIUSSANI/ Carron: a San Leo migliaia di giovani hanno vissuto con lui il mistero della Pasqua

Pubblicazione:sabato 30 marzo 2013

Foto: InfoPhoto Foto: InfoPhoto

Un bassorilievo in bronzo nel portico della chiesa di San'Igne a San Leo, dedicato a don Luigi Giussani, fondatore del movimento di Comunione e liberazione. Lo ha voluto mons. Luigi Negri (insieme alla Fondazione Giovanni Paolo II) arcivescovo di Ferrara-Comacchio. La chiesa in questione si trova infatti diocesi di Montefeltro di cui Negri è stato vescovo fino a poco tempo fa, ed è strettamente legata alla storia di don Giussani, che nelle vicinanze di San Leo veniva spesso a tenere gli esercizi spirituali dei giovani del suo movimento e qui teneva la Via Crucis del venerdì santo. Il bassorilievo sarà inaugurato con una apposita cerimonia pubblica il prossimo 1 aprile alle ore 16 e 30. Si tratta di un bassorilievo delle dimensioni di 80 centimetri per 105, opera di una scultrice riminese, Paola Ceccarelli. Nella composizione si vede una croce che domina fuoriuscendo in alto dal pannello. Quindi don Giussani che guida la Via Crucis in primo piano, in asse con la croce, come a essere un proseguimento della croce stessa. Monsignor Negri ha spiegato che questo gesto "non vuole essere l'esaltazione oleografica di un futuro beato, ma "la testimonianza culturale resa ad un uomo che ha insegnato la vita di fede e che in particolare ha mostrato come la fede diventa cultura". Tra l'altro, ricorda ancora mons. Negri, quest'anno è anche l'ottavo centenario del passaggio di san Francesco per questi luoghi: "Come San Francesco ha saputo richiamare i giovani del suo tempo alla fede, così don Giussani ha saputo evocare la fede a numerose generazioni di giovani". Per l'occasione l'attuale presidente della Fraternità di Comunione e liberazione, successore proprio di don Giussani, don Julian Carròn, ha inviato un messaggio di ringraziamento e congratulazioni per l'iniziativa a mons. Negri: "ti dico grazie di avere voluto ricordare con questo segno la presenza di don Giussani a San Leo, dove per anni migliaia di giovani hanno rivissuto con lui il mistero della morte e risurrezione di Cristo". Carròn ha poi aggiunto che "La Settimana Santa appena trascorsa ci ha reso ancora più consapevoli che l’unica ragione del vivere è seguire Gesù, mettere i nostri passi nei suoi, desiderosi di immedesimarci con la vita di quel giovane uomo che neanche la morte ha potuto separare dal legame col Padre. Come ci ha invitato a fare Papa Francesco, «seguiamo Gesù! Noi accompagniamo, seguiamo Gesù, ma soprattutto sappiamo che Lui ci accompagna e ci carica sulle sue spalle: qui sta la nostra gioia, la speranza che dobbiamo portare in questo nostro mondo» (24 marzo 2013)". "Quanti di noi hanno partecipato almeno una volta" ha scritto ancora "a una Via Crucis guidata da don Giussani hanno potuto fare questa esperienza! Croce e risurrezione, il centuplo attraverso la consegna di sé a Colui che è la nostra gioia. Per tutta la vita don Giussani ci ha testimoniato che cedere all’attrattiva di Cristo ci fa uomini e ci consente di mangiare e bere, vegliare e dormire, vivere e morire con una intensità e verità senza paragoni". 


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