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LETTERA AL PAPA/ L'ergastolano: grazie Francesco, la cosa più grande è essere perdonati

Pubblicazione:domenica 31 marzo 2013

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Ciao Papa Francesco. Ciao a tutti.

Mi chiamo Bledar Giovanni, sono un detenuto ergastolano, fine pena mai. Sono da dieci anni detenuto nella Casa di Reclusione di Padova. I primi anni di carcere sono stati abbastanza duri. Ero sempre in mezzo ai guai, perché mi sembrava che solo con la violenza si potessero risolvere i problemi. Tante volte mi sono chiesto: “Ma cosa fai, Bledar?”. Ero molto stanco e spesso mi sentivo in colpa nei confronti dei miei compagni detenuti e degli agenti. Ogni cosa che facevo non aveva nessun senso per la mia vita. Ero diventato un uomo senza dolore, però i momenti più brutti della mia vita sono stati quando percepivo che mi mancava qualcosa e mi sentivo vuoto.

Mi hanno messo in isolamento diurno per un anno. Anche lì ho litigato con un ragazzo, ci siamo presi a pugni e ci siamo fatti male, fino a quando gli agenti sono intervenuti, ma ho spinto a terra anche loro.

Dopo l’isolamento, all’improvviso un giorno ho visto un avviso di lavoro della cooperativa Giotto per i detenuti, ho risposto e sono stato assunto. Un colpo di fortuna: lì mi si sono aperte le prime speranze. Da otto anni lavoro con la cooperativa e mi sento rinato tramite il lavoro. Un paio di anni fa c’è stato un momento in cui alcuni operatori della cooperativa Giotto mi seguivano in maniera particolare per migliorare il mio lavoro, tanto che mi sembrava che stessero perdendo tempo con me. Queste persone aiutavano uno come me, che fino ad allora nella vita aveva sempre fatto del male agli altri!

Questo ha svegliato la mia coscienza dal buio. Ai capannoni dove lavoro ho conosciuto Franco, Marino e Ludovico: erano tutti ergastolani. Anche se la loro pena era uguale alla mia, io li vedevo sorridenti. Ho cominciato a frequentarli al lavoro e anche in sezione. Andavano ogni domenica a Messa e al sabato alla Scuola di comunità. Anch’io ho iniziato ad andare a Messa non tanto per me, ma per vedere cosa fanno Franco, Marino e Ludovico, e lì ho visto che pregavano Dio. Allora c’era come parroco don Luigi che parlava sempre di Dio Padre Onnipotente e raccontava la vita di Gesù, che lì ho cominciato a conoscere. Ogni volta che ascoltavo i racconti della vita di Gesù mi venivano i brividi alla pelle.

Così ho cominciato, domenica dopo domenica, ad andare a Messa e lì ho deciso che io appartenevo a Dio e che Dio mi apparteneva. Ho chiesto a Franco e a Marino se potevo anch’io andare con loro a Scuola di comunità perché avevo il desiderio di conoscere il nostro Creatore; anche se prima non ero praticante, dentro di me chiedevo sempre a Dio che mi aiutasse. 


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COMMENTI
31/03/2013 - Chi è più libero? (Francesco Giuseppe Pianori)

Sei più libero tu Giovanni in carcere che me fuori. Grazie, Giovanni. Cecco