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PASQUA 2013/ Quel "sì" a Dio che spiazza anche la morte

Pubblicazione:domenica 31 marzo 2013

Piero della Francesca, Resurrezione (1450-1463) (Immagine d'archivio) Piero della Francesca, Resurrezione (1450-1463) (Immagine d'archivio)

Anche Gesù aveva paura. E in quel venerdì santo di tanti anni fa non ci ha pensato due volte a chiedere al Padre che le circostanze tremende, che Egli sapeva dovevano accadere, gli fossero evitate. Anche Gesù temeva di incontrare il Male. Anche Lui temeva di essere ucciso dal dolore. E ha pianto sangue. Ma Dio non gli ha risparmiato quel dolore e quel Male. Poteva, ma non lo ha fatto. Ed è lì che è accaduto il miracolo di un uomo che, dentro il dolore e dentro il Male, ha detto "sì" all'amore di Dio.

Quel sì è stato così vero e così potente che perfino il dolore, perfino il Male, hanno avuto paura. E si sono fermati. Per questo Dio non ci evita le circostanze. Per questo Dio non asseconda la nostra fretta. Perché dentro la realtà possa emergere un "sì" così forte al Suo amore da fermare il Male, da spiazzare la morte, da spaventare il dolore, e permettere a Dio di ritornare ad agire. È come se fosse necessario che la nostra libertà facesse una scelta, dentro il Male e dentro il dolore, affinché Dio possa tornare potentemente ad agire. Questa è la Resurrezione, questa è la Pasqua: lo spazio che la nostra libertà apre all'azione di Dio che, misteriosamente, fa risorgere la vita là dove il Male sembrava avere vinto, lá dove il dolore sembrava aver dilaniato l'io fino in fondo.

Per questo la Pasqua è la festa più misteriosa che esista: perché per viverla, per parteciparla, occorre non scappare, non arroccarsi, non fuggire né da se stessi né dal Male che c'è attorno e davanti a noi. Chi scappa ha già perso in partenza perché non potrà risorgere; chi rifiuta di riconoscere il proprio Male, o rifiuta di abbracciare il male del proprio marito, della propria moglie, dei propri figli o dei propri amici, si è già perso il meglio, il vero "bello" della vita. Che non è il Giovedì Santo, quando si è tutti insieme a tavola con Gesù, e non è neppure il Natale delle cose spensierate che ci fanno piacere, ma è la brezza del mattino di Pasqua, quando ti accorgi che il "sì" che hai detto, abbracciando la Croce, ha srotolato la grossa pietra del Sepolcro in cui tu e la tua vita eravate rinchiusi. E così hai davvero ricominciato a correre.

Non è poco: è quello che il nostro cuore aspetta per poter vivere e attraversare tutto, dall'amore al lavoro, dall'università al proprio vissuto personale. Si chiama Pasqua. È il momento di passaggio da una vita in ostaggio della propria rabbia e della propria sofferenza ad una vita libera, finalmente, di amare e di lasciarsi amare. Senza dover escludere nessuno, senza dover censurare nessun pezzetto della propria storia. Nemmeno il proprio Male. E neppure quello degli altri.

Sembra un sogno, è vero. Eppure è reale. Si chiama cristianesimo. E chiunque può viverlo. Basta avere la semplicità di dire "si". Buona Pasqua a tutti.



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COMMENTI
05/04/2013 - grazie (luisella martin)

Le sue parole sono talmente belle che non vi si può aggiungere niente. Tempo fa, mettendo in relazione la fede con la speranza del Paradiso, pensai: "Non importa quello che mi succederà prima e dopo la morte, dico "sì" a Gesù oggi, senza se e senza ma, perché lo amo". Come ha scritto bene lei, anche la morte concreta, fisica, inevitabile, non ha più nulla di spaventoso da dire, spiazzata da quel sì d'amore.