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FAMIGLIA/ Donati: il crollo demografico dell’Italia travolge sviluppo e welfare

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Il rapporto è molto ricco di proposte, che sono difficili da identificare e riscontrare nel dibattito italiano. Le proposte sono contenute essenzialmente nella bozza di piano nazionale di politiche familiari che è pubblicato nel rapporto, a cominciare dal “fattore famiglia”. Quest’ultimo ha trovato concordi tutte le forze sociali, i sindacati e i partiti, a differenza del quoziente familiare sul quale c’erano riserve di carattere politico, soprattutto da parte della sinistra, che sosteneva che produce un effetto regressivo in quanto penalizza le classi sociali più basse.

 

E quindi?

Il “fattore famiglia” evita anche questo rischio e quindi ha ottenuto un grande consenso. Purtroppo non è poi passato nel piano effettivamente approvato dal consiglio dei ministri, documentando che i governi non intendono affatto attuare una politica di equità fiscale nei confronti della famiglia. La nostra idea è stata quella di applicare il “fattore famiglia” anche agli altri tributi imposti alle famiglie, sia a livello nazionale sia a livello locale, a partire da utenze domestiche, televisione, telefono, acqua, luce e gas.

 

Se il fattore famiglia ha ottenuto un consenso trasversale, per quale motivo non è stato approvato?

Per l’opposizione del ministero dell’Economia e delle Finanze. Sia con Tremonti durante il governo Berlusconi, sia con ministri economici del governo Monti, il Mef ha ostacolato l’approvazione delle nostre proposte. La motivazione principale è che queste ultime costerebbero troppo: il ministero ha quantificato la spesa in 14 miliardi di euro. Si tratta però di una giustificazione mal posta, in quanto il fattore famiglia aveva il pregio di essere modulabile.

 

Che cosa significa?

Significa che potrebbe essere introdotto con un costo iniziale di 1 o 2 miliardi, elevabile a 4 miliardi sulla base delle possibilità del bilancio dello Stato nel momento in cui passerà a regime. Il vero problema riguarda però la definizione della famiglia, e cioè se vadano comprese al suo interno tutte le forme, incluse le coppie omosessuali e le convivenze senza matrimonio. Ogni volta che si discute di chi sia il titolare degli sgravi fiscali per la famiglia, nasce il problema giuridico dell’individuazione di chi ha i titoli per avere questi benefici.

 

(Pietro Vernizzi)



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