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CONCLAVE 2013/ La "logica" dello Spirito Santo? C'è del genio, ma la storia dice qualcosa...

Pubblicazione:martedì 5 marzo 2013

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Giovanni Paolo I (eletto al quarto scrutinio dell’agosto 1978, in modo apparentemente plebiscitario, 101 su 111) fu invece il prodotto di un doppio compromesso preventivo: fra i big italiani (in particolare il “vecchio conservatore” Giuseppe Siri e il “giovane progressista” Giovanni Benelli) e fra la Curia e il grande episcopato internazionale. Ma la laboriosa mediazione – costruita prima del conclave - non resse la prova della fragile umanità del “Papa del sorriso”. La “rottura” Wojtyla – nel secondo conclave del ’78 - matura dopo l’inevitabile frantumazione delle “desistenze” fra italiani e dalla reazione altrettanto inevitabile da parte dei grandi arcivescovi europei: blitz vincente dopo i quattro scrutini del secondo giorno (99 su 111), con la Curia sbaragliata dal “Papa venuto da lontano”. Il curiale Ratzinger, otto anni fa, è il candidato-scudo di una Santa Sede che il lungo pontificato wojtyliano ha rafforzato e internazionalizzato. Si afferma già al quarto scrutinio, ma non proprio in modo scontato com’è sembrato ai più. Prevale - secondo ricostruzioni non sempre convergenti – anzitutto per mancanza di un reale “competitor”: Carlo Maria Martini, arcivescovo emerito di Milano, è malato e non entra in gara. La sua “controfigura” – il gesuita Jorge Bergoglio, arcivescovo di Buenos Aires – riesce solo a manifestare l’esistenza di una minoranza dissenziente rispetto alla “continuità curiale” di Ratzinger. 

Forse in Sistina, otto anni fa, un concorrente - se non proprio un avversario - del cardinale tedesco si sarebbe potuto trovare: a cominciare dal capo dei vescovi italiani Camillo Ruini. Ma il veloce compromesso su Benedetto XVI conferma – forse - un paio di “regole non scritte” che potrebbero rivelarsi ancora valide nel 2013. Un papabile italiano “doc” deve avere esperienza romana, ma ne deve essere indipendente al punto da essere in partenza candidato di grandi arcivescovi mondiali. E quando i cardinali italiani (curiali e non) sono in forte disaccordo fra loro, la probabilità un Papa non italiano (meglio se un vescovo lontano e di battaglia come Wojtyla) sale vertiginosamente.

Lo sapeva bene Giuseppe Siri, non a caso soprannominato “il papa non eletto”. L’autorevolissimo arcivescovo di Genova, scomparso nell’89, partecipò a quattro conclavi, ricevendo voti in tutti. Ma nel 58 aveva solo 52 anni e nel ’63 era in minoranza a fianco dei curiali italiani anti-Concilio. Nell’agosto ’78 fu il primo votato al primo scrutinio: ma solo per omaggio, a compromesso già raggiunto su Luciani. Nel secondo - a quanto riferisce la maggioranza delle fonti  - gli mancava a metà una manciata di voti per il quorum di 75. Ma la “statistica dello Spirito Santo” giocò per l’ultima volta contro di lui. 



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