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CITTA’ DELLA SCIENZA/ Dall’incendio di Bagnoli può nascere una nuova energia per Napoli

Ieri in poche ore lo spazio museale di Città della Scienza sul lungomare di Bagnoli è andato a fuoco, lasciando solo macerie. Il commento di ALFONSO RUFFO

L'interno della Città della scienza (Infophoto) L'interno della Città della scienza (Infophoto)

Nel giorno dell’acqua, che corrode le fondamenta e fa crollare una palazzina in pieno centro, arriva il fuoco che impazza e incenerisce in poche ore lo spazio museale di Città della Scienza sul lungomare di Bagnoli. Inaugurata nell’era di Antonio Bassolino dall’allora capo dello Stato, Carlo Azeglio Ciampi, della struttura che replicava il modello di La Villette a Parigi non restano che cumuli di macerie: solo mattoni e vetrate laddove c’era un trionfo di legno.

A differenza del predecessore che di Napoli ha la cittadinanza onoraria, l’attuale Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano a Napoli ci è nato e si rammarica con il Mattino per il “vuoto della cultura” che colpisce la città. Un vuoto che oggi si percepisce anche fisicamente e con dolore qualunque sia la causa di un incendio che tutti immaginano doloso (c’è un’inchiesta in corso) e che il sindaco Luigi de Magistris non esita ad attribuire a mano criminali.

Definito lo science center più bello d’Europa, il corpo di fabbrica che ospitava Città della Scienza faceva comunque parte di una tragica incompiuta: la riqualificazione dell’area che un tempo aveva ospitato la grande acciaieria dell’Italsider. Adagiato su un tratto di spiaggia (e anche in questo caso non sono mancate le polemiche), suggestivo come pochi nel mondo, il padiglione andato in fumo doveva essere un pezzo di un più completo meccanismo per la diffusione della conoscenza scientifica. E l’intero progetto si sarebbe dovuto calare in un quartiere restituito dopo cento anni alla sua funzione turistica con alberghi, residenze, parchi tecnologici e a verde, e tante attrazioni tra le quali un favoloso porto turistico.

Il fronte del mare avrebbe dovuto ospitare lo scorso anno le regate ispirate alla Coppa America, ma la mancata bonifica dei suoli suggerì alla Procura di vietare lo svolgimento delle gare per evitare il conseguente assembramento di persone. Insomma, oggi si piange sulle ceneri dello stabilimento violentato dalle fiamme, ma fino a ieri ci si rassegnava all’immobilismo più irritante per una città che continua a perdere funzioni, centri produttivi e quindi reddito e occupazione.

Se è vero che talvolta dal male può nascere il bene, lo shock per la brutale aggressione dell’unica cosa funzionante a Bagnoli potrebbe indurre chi ha il compito di decidere e chi le decisioni deve rispettarle a svegliarsi dal sonno della ragione.