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CONCLAVE 2013/ Le vere "provocazioni" dei cardinali a stelle e strisce

Il “metodo americano” non è una semplice tattica mediatica, spiega GIANNI CREDIT, magari al servizio di qualche ambizione personale. E' necessario dunque cogliere le vere “provocazioni”

Foto: InfoPhoto Foto: InfoPhoto

Il modo con cui i cardinali statunitensi stanno affrontando i giorni del pre-conclave si sta rapidamente imponendo come profilo originale di una sede vacante del tutto inedita. I porporati “a stelle e strisce” (gli elettori in Cappella Sistina saranno 11 su 115) risiedono tutti al Pontificio Collegio Nord-americano sul Gianicolo; si muovono assieme su un piccolo bus verso le congregazioni generali in Vaticano; si alternano al tavolo di un “briefing” pomeridiano che sta oggettivamente diventando l’unico momento comunicativo strutturato del pre-conclave a fianco del punto quotidiano tenuto della Sala stampa della Santa sede.

Un primo risultato immediato è che almeno due eminenze d’Oltre Atlantico (Tim Dolan, arcivescovo di New York; e Sean O’Malley, di Boston) stanno scalando le classifiche delle citazioni nel classico gioco del toto-Papa. Un secondo esito - forse altrettanto inevitabile - è che non tutti nel Sacro collegio sembrano condividere il “metodo americano”: a maggior ragione quando, dal “press meeting” statunitense escono indicazioni molto dirette, come ad esempio l’opportunità che il caso “Vatileaks” venga affrontato a dovere prima del conclave. Ma tant’è: “Noi riteniamo che dialogare con la stampa sia meglio che non farlo”, ha tagliato corto al primo “briefing” Francis George, l’arcivescovo di Chicago (la città del presidente Barack Obama).

E sbaglierebbe - almeno ad avviso del giornalista non-vaticanista che qui scrive - chi liquidasse il “metodo americano” come semplice tattica mediatica, magari al servizio di qualche ambizione personale. Sbaglierebbe chi non cogliesse le vere “provocazioni”, che sembrano andare molto al di là del ruolo dei porporati nordamericani in conclave e che sembrano rivolte tanto dentro quanto fuori della Chiesa. La prima: la Chiesa - la comunità di tutti i cattolici - è un soggetto che da sempre vive di fede responsabile verso l’intera umanità. I martiri erano testimoni: non avevano paura di misurarsi - oggi si direbbe: “con trasparenza” - anche quando dichiararsi cristiani era impopolare, rischioso, mortale. Ma erano sereni e orgogliosi nell’annuncio di Cristo: anche quando questo si rivelava molto problematico, come oggi lo è oggi per un vescovo - per un sacerdote, per un semplice battezzato - al di là dell’Atlantico (ma ormai anche al di qua, per un’infinità di motivi).


COMMENTI
06/03/2013 - Conclave. (Carla D'Agostino Ungaretti)

Sono cattolica osservante e provo un grande dolore nel vedere quanto chiacchierano i protagonisti del Conclave. Passi finché lo fanno i giornalisti, che devono badare alla pagnotta, ma che lo facciano anche i cardinali, come se fossero divi del cinema, proprio non mi va giù. All'assalto delle Tv e dei media, dovrebbero opporre un muro di silenzio, dato che questo è richiesto loro. Ma con le loro dichiarazioni su come dovrà essere il fututo Papa non fanno che alimentare il gossip laicista che già li considera come consiglieri di amministrazione di una Società per Azioni che devono scegliere l'amministratore delegato più scaltro o più capace di procurare agli azionisti dei lauti dividendi.Il secolarismo ha contagiato anche loro ed io non posso fare altro che pregare lo Spirito Santo perché non li abbandoni. "Mentes tuorum visita!"

 
06/03/2013 - il portico d Salomone (maria gonano)

era un gruppo individuabile, lo Spirito Santo lavorerà come sempre. "Veni, Sancte Spiritus. Veni per Mariam." per ciascun Cardinale del Conclave. Leo Aletti