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IL CASO/ Un padre e la figlia che ha tentato di ucciderlo: basterà il perdono?

Pubblicazione:giovedì 7 marzo 2013

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Ci sono cose che non cambiano: da Adamo ed Eva, attraverso tutta la storia dell’umanità, il desiderio di ribellarsi ad ogni forma di autorità, per vivere la propria vita senza regole, fa parte dell’esperienza di tutti.

La parabola del figliol prodigo ci racconta perfettamente questo desiderio, nella sofferenza  di un figlio che si allontana, e nella gioia di un padre, specchio del Padre celeste, che perdona e accoglie.  Ma ci sono storie che incastonano questa spinta di ribellione in vicende torbide, che non sembrano lasciare spazio alla speranza. Le cronache ci raccontano dell’arresto a Napoli di un pregiudicato trentenne, accusato di essere l’autore di un agguato un uomo, ferito con un colpo di pistola sotto casa, alla fine di ottobre. Insieme a lui arrestata tutta la sua famiglia, per detenzione di droga, e denunciata come complice la sua compagna, una ragazza di sedici anni, incinta. Un fatto di cronaca come tanti, che leggiamo ogni giorno, e siamo abituati a lasciarci scivolare addosso; un fatto che nelle pieghe  dei dettagli, però, racconta molto di più.

Perché la vittima è un padre; perché la compagna complice del trentenne arrestato, è sua figlia; perché la motivazione dell’agguato è l’opposizione del padre alla storia tra i due. Lui e lei, una storia d’amore, un padre che si oppone: un classico della letteratura, che oggi si colora di far west, e si macchia del tradimento  più grave. Un desiderio di libertà che cancella tutto, e declina in modo drammaticamente nuovo il legame tra un padre e una figlia. ”Sono stata anch’io bambina, di mio padre innamorata”, cantava Mia Martini, nella struggente “Gli uomini non cambiano”.

Nella vita di ogni donna esiste una fase in cui l’ uomo da amare dovrebbe essere il padre, figura di riferimento per imparare la forza e la dolcezza, l’autorità e la comprensione. L’innamoramento può durare il tempo dell’infanzia, per incrinarsi nell’adolescenza, quando scopriamo nel padre l’autorità a cui rispondere, e con cui discutere, fino ad essere poi spazzato via quando altri uomini arrivano, e l’ amore, o qualcuna delle sue imitazioni, si affaccia alla porta del cuore. E’ allora che il padre diventa un peso, pronto com’è a vedere sempre una bambina in quella figlia, che accanto al suo uomo si sente donna. L’amore del padre non serve, quando altre braccia ti stringono, altri occhi ti guardano, e ti fanno sentire importante. Il padre ti vede, ci soffre, e magari, come le madri, sente se c’è un pericolo in agguato. Mette in guardia, si oppone, magari manda via, e non parla più, ma alla fine è proprio l’essere padre, e avere di fronte una vita nata dalla sua, che porta a perdonare, e ad accogliere di nuovo, per dare nuovo futuro ai figli.

Non sappiamo se l’uomo di cui parliamo sia un padre di cui essere innamorata, o un mostro da cui scappare. Sappiamo che si è opposto, esprimendo, in qualche modo, attenzione e presenza nella vita della figlia. Il minimo di paternità, insomma. Quanto basta, per una ragazza innamorata, a ribellarsi.


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