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CONCLAVE 2013/ I cardinali del Medio oriente "rispondono" al problema dello Ior

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Lei è profondo conoscitore della Chiesa d'Oriente: come vive questo momento storico?

Proprio ieri ho avuto la possibilità di intervistare il cardinale Bechara Boutros Raï, Patriarca di Antiochia dei Maroniti (Libano, ndr) che sottolineava come a questo Conclave prederanno parte con diritto di voto ben quattro capi di Chiese d'Oriente e il grande rilievo che giustamente ha questo fatto. Di qui l'importanza del contributo di quei padri, a sottolineare l'universalità della Chiesa. Anche se la Chiesa di Roma non coincide con la Chiesa latina la loro presenza sta a significare come nell'esperienza cattolica la diversità è ricchezza e non ostacolo.

 

C'è anche il patriarca emerito copto d'Egitto.

Infatti. Queste personalità stanno sottolineando, nelle Congregazioni, la presenza delle cristianità del Medio oriente e del mondo arabo. Il patriarca d'Egitto in particolare ha insistito sul fatto che i cardinali devono tener conto di questo, non possono dimenticare che il cristianesimo è iniziato nel Medio oriente. Aver presente la condizione che stanno vivendo le comunità cristiane di quella regione è un antidoto per il collegio cardinalizio all'avvitarsi solo sulle vicende che riguardano la Curia, ed un monito a riaprire lo sguardo all'universalità della Chiesa. 



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